Dispersione delle ceneri: elementi per una riflessione
Diritto e Volontà

Dispersione delle ceneri: elementi per una riflessione

1 Gennaio 2006
4 min di lettura

Il tema della dispersione delle ceneri, di cui in Italia non si è ancora approfonditamente discusso per l’assenza di una legge specifica, è oggi di grande attualità. Avviamo qui un dibattito che espone due punti di vista differenti: benché sia innegabile il diritto dell’individuo a decidere sulla destinazione delle proprie spoglie, molte sono le implicazioni su cui riflettere.

Decidere delle proprie spoglie: un diritto inalienabile (di Sara Rubini)

Già verso la fine della Rivoluzione francese Cambry, amministratore del dipartimento della Senna, riteneva che facesse parte dei diritti inalienabili dell’individuo poter decidere la destinazione delle proprie spoglie. Oggi non è più necessario difendere il diritto a far cremare il proprio corpo, poiché è ovunque riconosciuto; piuttosto, il dibattito si è spostato sulla dispersione delle ceneri. La legge 130 del 2001 la permette sulla base di una volontà espressa dal defunto, e tale norma appare sacrosanta sia dal punto di vista giuridico sia da quello etico.

Ci troviamo però in un momento di passaggio per quanto riguarda la ritualità funebre. La possibilità di disporre delle proprie spoglie è storicamente connessa con il crescere della considerazione dell’individuo, anche a scapito della sopravvivenza delle «comunità». Ma una società che è priva di educazione alla morte fatica ad affrontare con dialogo aperto il tema della destinazione postuma delle spoglie: ecco perché la scelta di disperdere o conservare le ceneri, che dovrebbe essere l’esito di un franco dialogo o di una mediazione tra coniugi o tra genitori e figli, finisce spesso per restare una silenziosa opzione individuale, che può turbare i superstiti.

Poiché la dispersione è scelta individuale, è verosimile che i cimiteri continueranno a esistere e a svolgere il loro ruolo di memoria. La stessa dispersione può anche avvenire in aree cimiteriali, nei cosiddetti «Roseti» della rimembranza. Chi si scaglia contro la dispersione, denunciandovi il nichilismo della nostra epoca, è in errore: non vede in quella scelta un prezioso elemento di accettazione e di consapevolezza della umana caducità.

La dispersione delle ceneri tra volontà del defunto e diritto di pietas dei superstiti (di Anna Salice)

In ambito penale, la tutela del cadavere e del sepolcro è riconosciuta non per il corpo in sé, ma per il bene immateriale qual è la pietas dei defunti. La domanda è: quando prevale, o può prevalere, la pietas dei vivi rispetto alla volontà di disposizione del proprio cadavere da parte del defunto? Con la legge n. 130 del 30 marzo 2001 la volontà di cremazione è stata considerata una scelta assoluta, che non ammette opposizione da parte dei superstiti. La normativa fa costante riferimento al «rispetto della volontà espressa dal defunto», che deve essere esternata per iscritto.

Con la dispersione delle ceneri si ha una forma, benché volontaria e giuridicamente consentita, di sparizione del corpo. Di fronte alla morte, essa può essere vissuta come un annullamento totale di sé da parte del defunto, come se rifiutasse la pietas dei vivi. Nell’esercizio della sua libertà di scelta, il defunto può non aver considerato le molteplici ragioni di rifiuto dei superstiti, perché la morte non riguarda soltanto la persona che muore, ma riguarda, e forse di più, i vivi. Come scrisse sant’Agostino, «la cura del funerale, la costruzione del sepolcro, la sontuosità delle esequie sono piuttosto consolazione dei vivi che sostegno per i defunti».

I familiari, nell’esprimere la contrarietà alla dispersione, sono portatori di un interesse strettamente personale, a cui deve essere attribuita rilevanza costituzionale in nome della tutela della persona umana. Se la legge non può sindacare la scelta di dispersione decisa dal de cuius, non può però ignorare le esigenze intime dei superstiti: il giudice, se richiesto, dovrebbe accogliere la loro eventuale istanza a che non si proceda con la dispersione, allorché essi vogliano coltivare l’omaggio verso i defunti mantenendo alle ceneri la loro collocazione in un’urna cineraria.

Articolo pubblicato originariamente in Confini, gennaio 2006, a firma di Sara Rubini, Anna Salice.

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