Il desiderio di una morte «opportuna»
Diritto e Volontà

Il desiderio di una morte «opportuna»

1 Maggio 2007
4 min di lettura

Presentazione della redazione.

Come molti lettori ricorderanno, nel settembre 2006 Piergiorgio Welby, co-presidente dell’Associazione Luca Coscioni, malato di distrofia muscolare, scrisse una lettera aperta al presidente della Repubblica sottolineando l’urgenza che anche in Italia fosse discussa e approvata una legge sull’eutanasia. Piergiorgio Welby è morto il 20 dicembre 2006 dopo che un medico, il dottor Mario Riccio, aveva, su sua richiesta, staccato la macchina che gli permetteva di respirare.

Le ragioni che ci hanno spinto a riproporre la lettera sono più d’una: rendere omaggio a quello che è stato un grande «combattente» e tornare a riflettere sulle sue parole ora che il suo destino individuale si è compiuto. Il diritto al rifiuto delle terapie è un diritto costituzionale: è proprio a questo diritto che si è appellato il dottor Riccio. L’Ordine dei Medici di Cremona ha condiviso le sue motivazioni, disponendo l’archiviazione del caso. «Confini» cercherà anche in futuro di documentare con obiettività ed equilibrio il dibattito in corso.

Lettera aperta al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano da Piergiorgio Welby, co-presidente dell’Associazione Coscioni

Caro Presidente, scrivo a Lei, e attraverso Lei mi rivolgo anche a quei cittadini che avranno la possibilità di ascoltare queste mie parole, questo mio grido, che non è di disperazione, ma carico di speranza umana e civile per questo nostro Paese.

Fino a due mesi e mezzo fa la mia vita era sì segnata da difficoltà non indifferenti, ma almeno per qualche ora del giorno potevo, con l’ausilio del mio computer, scrivere, leggere, fare delle ricerche, incontrare gli amici su internet. Ora sono come sprofondato in un baratro da dove non trovo uscita. Non riesco a concentrarmi perché penso sempre a come mettere fine a questa vita.

Io amo la vita, Presidente. Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico. Io non sono né un malinconico né un maniaco depresso — morire mi fa orrore, purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita — è solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche. Il mio corpo non è più mio. Se fossi svizzero, belga o olandese potrei sottrarmi a questo oltraggio estremo ma sono italiano e qui non c’è pietà.

La morte non può essere «dignitosa»; dignitosa, ovvero decorosa, dovrebbe essere la vita. Definire la morte per eutanasia «dignitosa» è un modo di negare la tragicità del morire. L’eutanasia non è «morte dignitosa», ma morte opportuna, nelle parole dell’uomo di fede Jacques Pohier. Opportuno è ciò che «spinge verso il porto».

Quando un malato terminale decide di rinunciare agli affetti, ai ricordi, alle amicizie, alla vita e chiede di mettere fine ad una sopravvivenza crudelmente «biologica» — io credo che questa sua volontà debba essere rispettata ed accolta con quella pietas che rappresenta la forza e la coerenza del pensiero laico. La mia richiesta, che voglio porre in ogni sede, è oggi nella mia mente più chiara e precisa che mai: poter ottenere l’eutanasia. Vorrei che anche ai cittadini italiani sia data la stessa opportunità che è concessa ai cittadini svizzeri, belgi, olandesi.

Piergiorgio Welby

Ordine provinciale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Cremona — Provvedimento di archiviazione

In conseguenza della notizia della morte del signor Piergiorgio Welby, per cessazione della pratica di ventilazione meccanica posta in essere dal dott. Mario Riccio, è stata aperta un’istruttoria preliminare volta a verificare la sussistenza dei presupposti per l’apertura di un procedimento disciplinare.

Dall’istruttoria si evince che il dott. Mario Riccio non ha somministrato farmaci o altre sostanze atte a determinare la morte; che la sedazione terminale praticata risulta in linea con i normali protocolli; che il signor Welby era perfettamente in grado di intendere e di volere e ha espresso in modo chiaro, deciso e non equivocabile la volontà di interrompere la pratica assistenziale di respirazione artificiale iniziata nel 1997, pienamente consapevole delle conseguenze.

Viste le norme deontologiche e gli articoli 13 e 32 della Costituzione, e ritenuto che il consenso deve essere identicamente necessario sia per intraprendere il trattamento terapeutico che per mantenerlo, la Commissione decreta con parere unanime di non aprire procedimento disciplinare nei confronti del dott. Mario Riccio e dispone l’archiviazione del caso. (Cremona, 1º febbraio 2007, il Presidente della Commissione Medica, dott. Andrea Bianchi.)

Articolo pubblicato originariamente in Confini, maggio 2007, a firma di Piergiorgio Welby.

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