La nuova legge: qualche luce e molte ombre
Può sintetizzarci, in poche parole, il suo giudizio sulla nuova legge?
In pochissime parole: qualche luce e molte ombre. Qualche passo avanti è stato fatto, ma soltanto da un punto di vista culturale. Certamente il legislatore ha inteso, con questa legge, voltare pagina rispetto al passato. L’idea cremazionista viene del tutto legittimata nei confronti delle altre forme funerarie tradizionali. In questa legge ci sono positive affermazioni d’intenti, ma la loro realizzazione è demandata alle «strutture» e alle «sovrastrutture» burocratiche.
Qual è il limite più vistoso?
Senza dubbio l’abolizione della gratuità della cremazione. In Italia soltanto il 4,9% dei funerali è seguito da cremazione. La cremazione è quindi ancora una pratica riservata a pochi. Nel 1987 il legislatore aveva ritenuto di renderla gratuita proprio per cercare di incrementarla. Dopo 13 anni d’incentivazione attraverso la gratuità, la cremazione in Italia copre solo il 4,9% dei decessi: oggi in tutto il territorio nazionale viene scelta solo da 28.000 persone su 571.000 funerali, contro il 70% dell’Inghilterra! Ecco perché riteniamo che sia stato un grave errore eliminare l’incentivo della gratuità e che questa legge possa compromettere lo sviluppo della cremazione in Italia.
Ma per qualcuno la cremazione continua a essere gratuita…
È gratuita solo per coloro che sono meno abbienti. Giustamente c’è chi, durante la breve discussione in Parlamento, ha osservato che adesso, per morire, bisogna presentare il 730.
E le luci, per quanto poche?
Innanzitutto le Regioni dovranno elaborare entro sei mesi dei piani regionali di coordinamento per realizzare nuovi impianti di cremazione. Mi sembra però molto limitativa la norma che fissa il numero di almeno un impianto per regione: bisogna tener conto della popolazione residente e dell’indice di mortalità. Un aspetto positivo è che la legge obbliga i Comuni a predisporre delle sale attigue ai crematori per effettuare dei riti di commemorazione del defunto e un dignitoso commiato. La SOCREM di Torino da diversi anni effettua una ritualità nell’accoglimento delle salme, il cosiddetto Rito del Commiato, come pure al momento della consegna delle ceneri, il Rito della Memoria.
Cosa chiedete sulle tariffe?
Noi chiediamo che sia garantita l’effettiva facoltà di scelta dei cittadini fra le varie forme di sepoltura, adottando delle tariffe che riflettano fedelmente la consistenza dei costi. Bisogna che i Comuni tengano conto dell’effettivo costo dell’inumazione: la manodopera, lo scavo, la manutenzione per il periodo di concessione, gli ammortamenti delle attrezzature e lo stesso immobilizzo del terreno. Noi siamo convinti che il costo effettivo dell’inumazione sia di gran lunga superiore a quello della cremazione: almeno il doppio. C’è sempre in agguato il pericolo di far degenerare il Tempio Crematorio in un cenerificio, e oltre alla tariffa sulla morte c’è il pericolo che nasca una tariffa sul lutto, sul dolore.
La legge consente finalmente la dispersione delle ceneri. Che cosa ne pensa?
La legge prevede la possibilità di disperdere le ceneri in luoghi ben circoscritti. La dispersione è permessa solo in presenza di una espressa volontà da parte del defunto. La SOCREM di Torino raccoglie da anni le specifiche volontà di dispersione dei propri Soci. Fortunatamente il legislatore si è preoccupato di affermare che la dispersione in natura non deve costituire motivo di lucro per chicchessia.
Conclusioni?
Solo tra qualche tempo potremo dire se sarà stata una buona legge nel suo complesso. Certamente si è voltato pagina sotto l’aspetto dell’idea cremazionista che viene così legittimata a ogni effetto rispetto alle altre forme funerarie tradizionali. La revoca della gratuità rischia tuttavia di compromettere il suo sviluppo.
Articolo pubblicato originariamente in Confini, maggio 2001, a firma di Ezio Quarantelli.