Sul diritto alla dispersione
La possibilità di disperdere le proprie ceneri rientra a pieno titolo nei «nuovi diritti» che si sono affermati nella realtà postnovecentesca. Nel mondo del capitalismo maturo si è entrati in una dimensione politica e culturale segnata da un complessivo regresso della statualità e dall’affermazione sempre più insistita di una concezione individualistica dei rapporti sociali.
Sulla dispersione delle ceneri convergono tre sfere di interessi distinti e diversi: dell’individuo a veder tutelata la libera scelta sulla destinazione del proprio corpo dopo la morte; della famiglia, alla quale deve essere garantita la possibilità di una elaborazione del lutto pienamente compiuta, anche in assenza del corpo del defunto; dello Stato e della comunità, tesi a preservare i legami sociali che scaturiscono dal cimitero, inteso come «luogo» in cui si riannodano i rapporti e le relazioni pubbliche.
In questo senso è di grande efficacia la delimitazione di confini netti tra le tre sfere. All’individuo e solo all’individuo spetta una scelta moralmente impegnativa come quella di far disperdere le proprie ceneri; è una decisione così intimamente connessa ai propri valori culturali e ai propri risvolti autobiografici da non poter essere delegata a nessuno, nemmeno ai propri cari. Alla famiglia deve essere riconosciuta una funzione importante come quella non solo di far rispettare la volontà del defunto ma anche eventualmente di farsi carico dell’affidamento e della custodia delle ceneri.
È opportuno quindi evitare ogni commistione tra le tre sfere; si tratta di un equilibrio delicato, soprattutto quando si tratta dei rapporti tra il defunto e i suoi familiari. L’integrità personale di quel diritto è l’unica ratio possibile di una norma che deve essere astratta e applicabile erga omnes. Sul piano delle concrete relazioni interfamiliari l’ideale sarebbe che la decisione di far disperdere le proprie ceneri venisse presa d’accordo con i propri familiari o comunque informandoli sulle motivazioni e sui valori che la ispirano. Ma qui entriamo nella dimensione degli affetti e dei sentimenti, ove nessun dettato legislativo può inoltrarsi.
Articolo pubblicato originariamente in Confini, gennaio 2007, a firma di Giovanni De Luna.