Cremazione: noi e l’Europa
Vita Associativa

Cremazione: noi e l’Europa

1 Maggio 1997 · di Redazione Confini Magazine
7 min di lettura

Anche quest’anno, in occasione della Assemblea Generale del prossimo 7 giugno, verrà esposta ai Soci l’attività svolta nell’anno precedente, nonché le linee programmatiche sulle quali si articola l’attività del nuovo anno e, in prospettiva, quella degli anni futuri. Come di consueto, viene qui riportato succintamente quanto sarà più approfonditamente esaminato in Assemblea.

Circa l’attività svolta possiamo affermare di aver avuto dei risultati molto confortanti, come dettagliatamente riportato nel riquadro «1996 in cifre», inserito nella Convocazione di Assemblea. Abbiamo superato il traguardo dei 27.000 Soci, le cremazioni sono state 1851, con un incremento di circa il 12% rispetto all’anno precedente, delle quali oltre un terzo (22% in più) relative a cittadini non torinesi e residenti in altri Comuni del Piemonte e della Valle d’Aosta.

I risultati economici confermano che il preventivo non è stato disatteso, essendo stati raggiunti e superati gli obiettivi fissati e conseguentemente anche le entrate sono state superiori a quelle previste, anche se il loro incremento è risultato inferiore a quello verificatosi nei costi di esercizio. Il bilancio 1996 si chiude con un saldo positivo, come è sempre avvenuto dal 1990 in poi, utilizzando i proventi finanziari.

Occorre far rilevare che le tariffe del servizio pubblico di cremazione, non sufficienti a coprire i costi, non sono modificabili in via negoziale, in quanto stabilite da un Decreto Ministeriale del 1988 e da allora non sono più state adeguate.

Solo una associazione di volontariato, come il nostro Ente Morale, dove non ci sono prebende per nessuno, può mantenere l’equilibrio tra costi e ricavi, con il generoso contributo dei Soci, non usufruendo di alcun finanziamento pubblico. In virtù di una rigorosa politica di riduzione dei costi, costantemente seguita, unitamente a una estrema economia al risparmio e a una attenta gestione dei mezzi di cui la SOCREM dispone, si riesce a mantenere i programmi di miglioramento e di aggiornamento degli impianti e la decorosa conservazione delle aree destinate alla «pietas».

E ora uno sguardo alle prospettive future. Nei prossimi anni in Europa e nel mondo occidentale la cremazione ritornerà ad essere prevalente, come lo era venti secoli fa. Copenaghen è la città europea con il più alto tasso di cremazione: circa il 90%, un dato molto prossimo alla media giapponese, che si aggira sul 98%. La media europea è del 32%, con punte del 72% nella Repubblica Ceca, del 71% in Gran Bretagna e del 48% in Olanda.

Confortante è la situazione di Torino: si è già superato il 21% (la media italiana si aggira sul 3%). Tale risultato lo rivendichiamo come frutto della nostra azione, del nostro impegno divulgativo e culturale, che ha determinato un eccezionale rilancio dell’idea cremazionista e della SOCREM torinese, cui abbiamo dato prestigio, credito e una visibilità dignitosa. Ancora pochi anni fa in certi ambienti culturali, laici e non, noi cremazionisti eravamo considerati dei «diversi», se non dei fantasmi del passato, quasi dei sopravvissuti.

Adempiendo a un preciso compito statutario, abbiamo portato la cremazione nell’ambiente culturale: nella ricerca scientifica (Centro Studi Ariodante Fabretti, al quale collaborano docenti delle Università di Torino, di Milano, di Padova, di Bologna, di Firenze, di Roma, di Parigi e di Utrecht), nelle aule universitarie (tesi di laurea), nell’arte e nella cultura in genere (Associazione Luigi Pagliani, rivista «Confini», volume La terra e il fuoco, conferenze, concerti, rappresentazioni di testi poetici, mostre ecc.).

È stato un lavoro lungo e paziente, che alla fine ha dato i suoi frutti. Ormai la cremazione è entrata nel DNA culturale della gente, nei giovani e nei meno giovani. A Torino la pratica della cremazione non è più un evento eccezionale, anzi è ormai consueto sentire, da persone a noi vicine, che in un loro recente lutto è stato scelto il nostro rito. Infatti la quota del 21% corrisponde a una cremazione ogni 5 funerali (destinati ai cimiteri cittadini).

Dovremmo però continuare nel nostro impegno culturale e divulgativo ancora per parecchi anni, dialogando con le nuove generazioni, poiché sono loro che dovranno portare avanti l’idea cremazionista nei prossimi decenni.

Ci sono buone prospettive per il futuro. Queste si ricavano: dalla vigorosa crescita della base associativa (15.881 Soci alla fine del 1990, 27.357 alla fine del 1996, pari al 72% in più, 30.000 entro il corrente anno e circa 39-40 mila entro l’anno 2001); dall’incremento registrato nelle cremazioni effettuate annualmente presso il nostro Tempio, raddoppiate in 6 anni, passando da 884 nel 1990 a 1851 nel 1996, e con una previsione di circa 3000 nell’anno 2001; dalla richiesta di concessione cellette per la conservazione delle ceneri, che nel 1996 è stata di circa 1200 posti urna e per la quale si prevede un incremento medio del 7-8% all’anno per i prossimi 5 anni, pari a circa 1600-1700 posti urna nell’anno 2001.

Occorre altresì considerare che le convenzioni in atto con i vari Comuni per l’effettuazione del servizio pubblico di cremazione scadono oltre il 2000 (quella con il Comune di Torino scade il 30 giugno dell’anno 2014) e che alla loro scadenza vengono, di consueto, rinnovate per periodi più lunghi; la concessione dell’area del Cimitero Parco scade il 27 ottobre dell’anno 2096.

Gestire questo sviluppo non sarà facile, come pure il mantenere le posizioni attuali, poiché se dovessimo abbassare la guardia sicuramente le perderemmo! Tali posizioni vanno solo considerate come un punto di partenza per raggiungere un ben più rilevante obiettivo: portare la percentuale delle cremazioni, in Piemonte e nella Valle d’Aosta, molto prossima ai livelli europei.

In linea con questo obiettivo realizzeremo nei prossimi 5-6 anni il nuovo comprensorio di cremazione, presso il Cimitero Parco di Torino, che avrà rilevanza regionale, nel quale sorgeranno nuovi e moderni impianti di cremazione, per soddisfare le esigenze dei prossimi decenni, non solo del Capoluogo e di tutti i Comuni della Provincia di Torino, ma anche quelle di parecchie centinaia di altri Comuni piemontesi. Sarà inoltre costruito, per i cittadini nel territorio metropolitano, un complesso di cellette cinerarie e di spazi verdi, da realizzarsi gradualmente, in un’area sufficiente a coprire le richieste del prossimo secolo (l’attuale Tempio del Cimitero Monumentale, costruito nel 1886, è ancora idoneo per altri 6-7 anni). In quell’area sorgerà altresì un «Roseto» per la dispersione effettiva, in natura, delle ceneri, poiché contiamo che quanto prima questa pratica sarà consentita anche dalle leggi italiane. Nel frattempo in questi anni porteremo a termine la costruzione di ulteriori cellari al Cimitero Monumentale, per circa 8.000 posti urna.

Questo impegnativo programma comporterà nuovi e complessi problemi, per i quali il nostro Ente si sta già preparando. Poiché le grandi strategie vanno impostate preventivamente e realizzate gradualmente, la Società per la Cremazione di Torino ha già provveduto a darsi una nuova struttura interna, più flessibile e più adatta a seguire la diffusione dell’idea cremazionista, come si prospetta negli anni 2000, alla soglia dei quali mancano soltanto poco più di due anni e mezzo.

L’anno 1996 segna pertanto una tappa molto importante nel cammino della nostra gloriosa e storica associazione. È infatti stato l’anno della svolta, in cui – come abbiamo comunicato ai Soci nel numero di gennaio di questo periodico – si è dato corso alla riorganizzazione delle attività e delle funzioni societarie, mediante la costituzione di due società di servizi (interamente di proprietà della Società per la Cremazione di Torino) nonché della Associazione «Luigi Pagliani» e della Fondazione «Ariodante Fabretti» (costituzione in corso). In tal modo il nostro Ente Morale è ora sollevato da quelle importanti attività, parallele e complementari, che richiedono sempre maggior specializzazione, in quanto connesse a problemi amministrativi, tecnici (di gestione impianti e di nuove costruzioni), organizzativi, editoriali, culturali e scientifici, che assumevano dimensioni sempre più difficili da gestire attraverso una unica struttura centralizzata, che cominciava a diventare carente e inadeguata. D’ora in poi questi problemi potranno essere seguiti più approfonditamente, con maggiore dedizione e competenza, mediante la nuova struttura articolata in settori specifici.

Il nostro Ente Morale è ora sollevato da queste, pur importanti, incombenze e può dedicarsi interamente a gestire la crescita associativa e la diffusione dell’idea cremazionista.

Questi gli argomenti che saranno trattati nella prossima Assemblea Generale, nella quale ci attendiamo una numerosa partecipazione di Soci, perché è l’occasione che essi hanno per dare un contributo di idee su quanto si è fatto e su quanto si deve fare. Naturalmente i Soci potranno partecipare alla Assemblea anche mediante l’utilizzo della delega, la quale comunque esprime un consenso sull’opera svolta dal Consiglio Direttivo e rappresenta una adesione agli obiettivi e ai compiti che ci siamo posti.

Articolo pubblicato originariamente in Confini, maggio 1997, a firma di Luciano Scagliarini.

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