Melodie oltre il tempo e oltre il dolore
Può la musica lenire il dolore della morte? La testimonianza di molte culture pare dire di sì, visto che musica e canto accompagnano, nel rito funebre, il distacco di amici e parenti dalla persona morta. E questo accade in forme differenti, ma presso la maggior parte dei popoli, a prescindere dalle convinzioni ideologiche o religiose e dall’appartenenza di classe o ceto sociale. Che si tratti di una cantilena dal ritmo semplice e ripetitivo o di un maestoso e raffinato «requiem», la musica è presente nella ritualità che accompagna la morte, con diversi significati, si potrebbe addirittura dire con diverse «funzioni», se la parola non suonasse inadeguata all’evento.
Ma quali sono queste funzioni? La prima, la più primitiva, è esprimere il dolore, trovare un mezzo, un veicolo, per farlo uscire fuori da se stessi, per poterlo dire a sé e agli altri, per farlo sentire. Non è un caso che la parola «sentire» voglia dire nello stesso tempo avere una percezione acustica esterna e una percezione emotiva interna. Si sente il proprio dolore e si sente la musica.
La seconda funzione è quella di mitigare il dolore, di inserirlo in un orizzonte di senso dell’esistenza, di farne il filo di una trama continua in cui vita e morte si annodano, in cui la morte viene accettata psicologicamente, come una necessità naturale o come un passaggio, altrettanto necessario, verso altro. E la musica intesse questa trama, la musica, che sottolinea molti dei momenti cruciali dell’esistenza, porta il dolore di nuovo in una dimensione umana, tollerabile, esperibile, in ultimo accettabile.
La terza funzione è quella del ricordo, forse la più appropriata alla musica, data la sua capacità di suscitare e ri-suscitare emozioni e sentimenti, di evocare immagini improvvise, apparentemente sepolte nella nostra memoria, di animare situazioni, di creare dentro di noi collegamenti e corrispondenze che non appartengono alla nostra esperienza quotidiana, o che forse vi appartengono, ma in forma molto attenuata. La musica è in grado invece di amplificare, di sottolineare, di stringere i legami tra ciò che c’è e ciò che non c’è più: di vivificare il ricordo, appunto.
Nell’occasione della celebrazione delle festività dei Defunti, abbiamo scelto di privilegiare quest’ultima funzione. Il concerto non è sul tema specifico della morte, piuttosto insiste sul legame indissolubile tra vita e morte, e narra col canto i momenti in cui in vita assaporiamo la morte come tristezza, dolore, abbandono, lontananza, malinconia, ma anche momenti sereni come quelli della ninna nanna, dello specchiarsi nella natura e addirittura momenti fiabeschi.
Alla voce del baritono Alberto Jona e al pianoforte suonato da Irma Orteaga è affidato un concerto pensato come un viaggio attraverso quella musica che affonda le proprie radici nel mondo popolare. Dalla seconda metà dell’Ottocento in poi molti compositori si sono accostati, ciascuno in modo differente, al patrimonio musicale delle culture che sentivano più vicine per affinità o interesse. Sia la radice popolare di queste canzoni colte, sia la loro molteplicità culturale ci interessano molto, perché rispondono all’idea cremazionista che l’universale comunicabilità di alcuni sentimenti passi attraverso la semplicità e la conoscenza e l’accettazione della diversità di individui e di popoli.
L’atmosfera che domina il concerto è il raccoglimento intimistico: sia che si tratti dei lieder suscitati dal legame con la natura di Grieg, dei malinconici Volkslieder di Brahms dedicati allo scorrere del tempo, dei sepolcrali canti di Britten, delle canzoni ispirate all’amore, alla guerra e alla morte di Ravel, o infine delle ballate epiche e dei canti d’amore e morte dal sapore flamenco di Lorca, musica e voce invitano al ricordo della vita vissuta e della strada percorsa con quelli che ci sono stati (e ancora sono) cari.
Al Concerto per un ricordo sono invitati tutti i soci della SOCREM e tutti i cittadini che vogliono partecipare con noi. Il concerto avrà luogo venerdì 31 ottobre, alle ore 21, al Conservatorio Giuseppe Verdi, in piazza Bodoni a Torino. Le prenotazioni devono essere fatte telefonicamente alla sede dell’Associazione Luigi Pagliani.
Parole oltre il tempo: i versi della memoria
Oltre il concerto, l’Associazione Luigi Pagliani ripropone, sempre durante i giorni dedicati alla memoria dei Defunti, un’iniziativa che l’anno passato ha riscosso un notevolissimo apprezzamento non solo da parte dei Soci, ma anche delle molte persone che transitando per il Cimitero Monumentale di Torino hanno sentito venire dal Tempio Crematorio l’aura di parole e musica dedicate alla memoria di coloro che non sono più con noi.
Tre attori dell’Officina Artistica Savinio, accompagnati da un violoncellista, sabato 1 e domenica 2 novembre, dalle 14.30 alle 17 nel grembo del Tempio Crematorio al Cimitero Monumentale di Torino interpreteranno versi «immortali», poesie che appartengono alla memoria di tutti e poesie meno note: parole che esprimono la riflessione e i sentimenti suscitati nei poeti nell’avvicinarsi, o nell’incontrare per caso, l’ultimo distacco.
Parole oltre il tempo: ambizione, realizzata, della poesia, di oltrepassare la fine, di durare oltre la morte. La parola poetica si dilata nel tempo, sopravvive ai poeti e rivive in chi ascolta, supera la barriera vita-morte creando una «corrispondenza d’amorosi sensi». Gli attori leggeranno i versi dei nostri classici e dei poeti contemporanei, da Ugo Foscolo a Marguerite Yourcenar: parole che dicono l’impressione di insensatezza, il dolore e lo strazio che dà la morte ma anche parole di speranza, di consolazione, di accettazione, i versi universali che possono essere letti nel rito della cremazione.
Articolo pubblicato originariamente in Confini, ottobre 1997, a firma di Ariella Beddini.