Nel 2000 inizieranno i lavori per il nuovo comprensorio di cremazione
Non sarà soltanto il più moderno e il più grande d’Italia, ma anche il più «sereno» d’Europa. Ce ne parla in questa intervista Luciano Scagliarini, Presidente della SOCREM di Torino.
Nello scorso dicembre, una Commissione giudicatrice ha scelto «l’idea» sulla quale si baserà il progetto che permetterà di edificare, nei primi anni del 2000, il nuovo comprensorio di cremazione, realizzato dalla Società per la Cremazione di Torino presso il locale Cimitero Parco. Il Presidente Luciano Scagliarini ci spiega come sarà strutturata l’opera e ci illustra le ragioni che hanno spinto alla creazione del nuovo insediamento, che sarà il più moderno e il più vasto d’Italia ma anche probabilmente il più «sereno» e meno «triste» d’Europa.
Da cosa nasce la decisione di realizzare un nuovo comprensorio crematorio al Cimitero Parco?
Le richieste di cremazione sono in costante aumento e nel giro di 8-10 anni l’attuale impianto della SOCREM di Torino, presso il Cimitero Monumentale, potrebbe non essere più sufficiente. La nostra associazione, che attualmente conta oltre 30.000 Soci, ha tra i suoi compiti istituzionali, oltre a quello di diffondere l’idea cremazionista, anche quello di esercitare l’antichissimo e civilissimo rito della cremazione. Infatti questo nostro Ente Morale, con personalità giuridica e senza scopi di natura economica, animato esclusivamente da motivazioni ideali, effettua il servizio pubblico di cremazione per conto del Comune di Torino, di altri Capoluoghi di Provincia del Piemonte e della Valle d’Aosta e per diverse centinaia di Comuni minori. È nostro obbligo quindi avere degli impianti adeguati alle necessità del servizio, per il quale abbiamo impegni per almeno 3 lustri oltre il 2000, ma soprattutto perché il ruolo della nostra gloriosa e storica associazione non è certamente ancora esaurito.
Cosa significa? Forse i tempi non sono ancora maturi per un fenomeno di massa?
Una cremazione priva della ritualità si riduce a una fredda operazione tecnica: una barbarie nei confronti del defunto e una crudeltà nei confronti dei parenti. Il motivo delle nostre prospettive operative a medio-lungo termine è appunto questo.
In tutte le civiltà e in tutti i tempi il rito della cremazione ha invece sempre avuto il fine di onorare il defunto, di rispettarne la dignità e di dare conforto ai parenti. Esattamente lo scopo per il quale nel secolo scorso sono nate in Italia e in tutta Europa le associazioni cremazioniste.
Come mai avete queste prospettive a medio-lungo termine?
Dal secolo scorso a oggi molti progressi sono stati fatti ma il nostro cammino non è stato completato. Anche se i giovani comprendono il nostro messaggio, c’è ancora bisogno del volontariato cremazionista. Abbiamo anzi un compito in più da svolgere: quello di operare affinché la cremazione sia praticata dalla società in modo civile e umano. La trasformazione della mentalità ha infatti ritmi più lenti rispetto a quelli degli avvenimenti, e c’è il pericolo che la cremazione venga considerata solo una forma funeraria alternativa.
In caso di latitanza del volontariato e in assenza di una costante e vigile attenzione delle amministrazioni civiche, la cremazione potrebbe anche diventare oggetto di tornaconto e di speculazione da parte di un certo genere di operatori, di scarsa professionalità, che talvolta non appaiono molto sensibili al rispetto dei fondamentali sentimenti umani e a motivazioni prive di contropartita monetaria. Quanto triste sarebbe quella società che sostituisse la «pietas» per i suoi defunti, il rispetto della loro dignità, del dolore e della sacralità della morte, con una tariffa o con una firma su di un contratto!
C’è da sentirsi avviliti vedendo come spesso il culto dei morti sia ridotto a una questione di costi, di igiene e di spazi. Fin dalle sue origini l’uomo ha scoperto di poter continuare a vivere, come dice Ugo Foscolo, «con l’amico estinto e l’estinto con noi».
Voi cremazionisti in pratica, rispettando il dolore di chi rimane, valorizzate il culto della memoria.
Certo! Lo dovrebbero fare anche le civiche amministrazioni e tutti coloro che operano in questo settore. Il culto laico della memoria non ha bisogno di rifarsi al trascendente, perché la civile tensione etica è sufficiente a trasformare l’evento «morte» in qualcosa di meno crudele e insensato, qualcosa che attenua il dolore di chi è rimasto solo. È una questione di civiltà. Il perpetuare la memoria di quanti hanno condiviso con noi il peso e la gioia della vita è un valore legato alla civiltà dell’umanità che nasce dal bisogno, che tutti noi abbiamo, di mantenere vivo la comunione con i defunti.
Animati da questi valori volete quindi offrire un servizio caratterizzato dal pieno rispetto per la morte e il dolore altrui, e mai privo di quella ritualità che si apre al mistero e al significato profondo della morte…
Infatti durante il rituale del Commiato mettiamo a disposizione dei parenti una decina di minuti per la personalizzazione del funerale, affinché questo lasso di tempo a loro concesso sia un ultimo momento di intimità con il loro congiunto. Si può rivolgere un ultimo saluto, una orazione funebre da parte di un parente o di un amico, leggere una poesia cara al defunto, eseguire un brano musicale, una canzone o un inno che ricordi gli ideali e le convinzioni dello scomparso, far officiare uno specifico rito religioso, poiché sono rispettate le idee religiose di ognuno.
Talvolta ci è capitato persino di effettuare cremazioni di «arancioni», seguaci dei riti vedici. Il tempo destinato all’ultimo saluto dei familiari è da loro speso in canti e danze, oserei dire gioiosi. La cerimonia acquista così i toni caratteristici della festa. Queste persone hanno evidentemente una fede che consente loro di vedere il cimitero come una semplice «stazione di passaggio», come una città dei vivi. Proprio per accostarci a questo spirito di serenità, di quiete e di riflessione, abbiamo creato, al Cimitero Monumentale, il Giardino della Serenità, dove i parenti dei defunti possono ricordare i loro cari scomparsi passeggiando tra vialetti con aiuole fiorite e piante verdi.
Qual è la situazione della cremazione in Italia e in Piemonte?
In Italia il consenso verso la pratica della cremazione è in graduale aumento. Si è passati dall’applicazione della cremazione nello 0,20% dei decessi nel 1970 allo 0,68% nel 1987, con un incremento di oltre tre volte. Dal 1987 (data in cui la cremazione è divenuta gratuita e a carico dei Comuni di residenza) al 1995 la pratica della cremazione ha raggiunto un tasso di applicazione pari al 2,8% dei decessi, ossia è aumentata di altre quattro volte rispetto al periodo precedente. Recenti ricerche prevedono che in Italia il raddoppio della percentuale di defunti cremati venga raggiunto attorno al 2008, mentre nel 2023 dovrebbe attestarsi attorno a una media del 10%. È comunque probabile che questi dati si dimostrino prudenziali.
In ogni caso, riteniamo che la cultura italiana non abbia ancora percepito in pieno la validità di questa pratica. Lo dimostra il fatto che in quasi tutti i Paesi europei (ad eccezione di Portogallo e Grecia) la cremazione è più diffusa che in Italia: nella Repubblica Ceca la percentuale di defunti cremati è del 74%, in Gran Bretagna del 71%, in Danimarca del 69%, in Svezia del 64%, in Svizzera del 63% e del 48% in Olanda.
La realtà di Torino, del Piemonte e della Valle d’Aosta si rivela comunque diversa, e in senso positivo, da quella italiana. Nella regione subalpina si registra una media praticamente doppia di cremazioni rispetto a quella nazionale. Nel 1996, ad esempio, sono state effettuate in Piemonte 2519 cremazioni con un’incidenza pari a circa il 5,1% sui 49.000 decessi avvenuti in quell’anno. Il numero di cremazioni effettuate in Piemonte nel 1997 dovrebbe essere ancora maggiore, e pari a circa 2800; oltre 2000 di esse sono state effettuate dalla Società per la Cremazione di Torino. Va poi sottolineato che nella sola Torino, nel 1996, la pratica della cremazione è stata scelta nel 21% dei funerali, ossia vi è stata cremazione ogni 5 funerali. Per quanto riguarda il 1997 il dato dovrebbe attestarsi attorno al 22%.
Attualmente in Piemonte vi sono quattro centri crematori (a Torino, Bra, Novara e Verbania) che potenzialmente potrebbero coprire il 10% dei decessi. Riteniamo che realizzando il nuovo impianto al Cimitero Parco si potrà arrivare a coprire il 18-20% dei decessi. Una simile potenzialità verrà raggiunta con la sola realizzazione dei primi 2 forni che saranno installati all’avviamento del nuovo impianto e che saranno tra i più moderni e i più avanzati tecnologicamente. Il progetto prevede comunque che, in una fase successiva, i nostri forni al Cimitero Parco possano arrivare a 6, con la possibilità di coprire il fabbisogno relativo al prossimo secolo, non solo di tutto il territorio metropolitano, ma anche di tutti i Comuni della Provincia di Torino, delle altre Provincie piemontesi e della Valle d’Aosta.
Come si è giunti al nuovo progetto e quali sono le sue caratteristiche principali?
Il nuovo comprensorio cimiteriale sarà situato all’interno del Cimitero Parco all’estrema periferia Sud di Torino: non lontano dalla confluenza della tangenziale con le autostrade. Sarà quindi raggiungibile velocemente e con comodità da Asti, Alessandria, Aosta, Biella e Ivrea e dai vari Comuni della Provincia. Il Cimitero Parco è in via Agostino Bertani. Il nome sembra essere di buon auspicio, dato che l’onorevole Bertani è stato uno dei propugnatori dell’idea cremazionista nella seconda metà dell’800.
In ogni caso, i tempi tecnici per realizzare un impianto del genere non sono brevi. La disponibilità dei 20.000 metri quadri di terreno ci è stata data dal Comune di Torino nell’ottobre del 1996. Da allora abbiamo lanciato un concorso di idee su inviti, a cui hanno partecipato cinque professionisti. È stata quindi costituita una Commissione giudicatrice, della quale hanno fatto parte esperti del settore, al fine di valutare i diversi progetti. Dopo mesi di lavoro, la Commissione ha espresso la sua valutazione. È stata scelta una «idea» che soddisfa tre grandi esigenze: l’aspetto architettonico, i costi e la funzionalità. Le varie opere, cioè, potranno essere realizzate con gradualità, secondo uno schema modulare. In questo modo i primi investimenti (circa 8 miliardi per le opere civili e altri 2 per gli impianti veri e propri) non dovrebbero quindi risultare proibitivi, proprio perché si eviterà di costruire opere che non avrebbero un utilizzo immediato. Saranno però realizzate fin dall’inizio quattro Sale del Commiato, con la possibilità di accogliere contemporaneamente più funerali; tre Sale della Memoria per la consegna delle ceneri e ancora locali «multifunzionali» utilizzabili ad esempio dai Soci per il ricevimento di parenti e amici.
L’idea ritenuta più idonea dalla Commissione e dal Consiglio Direttivo è stata presentata dall’architetto Guido Geuna di Pinerolo. Naturalmente non è ancora un progetto ma solo un’ipotesi progettuale da perfezionare, nella quale è stata posta grande attenzione all’aspetto ambientale. L’intero comprensorio è stato ipotizzato a livello del terreno, cioè senza costruzioni sotterranee, per un migliore inserimento nell’ambiente paesaggistico e architettonico del tutto particolare che caratterizza il Cimitero Parco. Una buona sistemazione planimetrica e architettonica fa sì che anche le volumetrie della zona servizi e impianti saranno ben armonizzate in quel contesto, nel quale prevarranno le aree verdi. In esse troveranno collocazione le cellette, previste ad altezza d’uomo, che disegneranno, nel loro sviluppo, percorsi dai quali l’intera visuale del comprensorio risulterà libera e immersa nel verde, come un accogliente giardino, con piante, aiuole e luoghi di sosta. Contiamo di realizzare così il comprensorio più «sereno» e meno «triste» d’Europa, capace di fornire, cioè, la quiete dello spirito.
In quali tempi potrà essere realizzata?
Quest’anno sarà interamente dedicato allo sviluppo del nuovo progetto. Nel 1999 verranno espletate le formalità relative ai vari permessi. Contiamo che nel 2000 sarà possibile iniziare i lavori, che dovrebbero condurre nei successivi 3 o 4 anni alla realizzazione delle opere necessarie all’avvio dell’impianto e all’effettuazione delle prime cremazioni.
Ci rendiamo comunque conto che la realizzazione del nuovo comprensorio al Cimitero Parco richiederà sforzi assai ingenti dal punto di vista economico e organizzativo. La nostra situazione, come ripeto, è quella di una associazione che opera senza fini di lucro e che non riceve alcun finanziamento pubblico. Pensiamo quindi di lanciare una sottoscrizione tra i Soci e tra tutti i cittadini, al fine di ricevere l’indispensabile sostegno per poter offrire alla città e al Piemonte il nuovo comprensorio di cremazione. Di certo esso sarà il più moderno e vasto d’Italia, ma abbiamo la presunzione di affermare che sarà anche il più bello d’Europa. Quanto allo spirito che lo animerà, sarà il medesimo di oggi. Già al Cimitero Monumentale abbiamo avviato da tempo iniziative come mostre d’arte, concerti di musica classica e recite di poesie, per celebrare un ricordo solenne e profondo. Vorremmo anche che il nuovo insediamento crematorio si inserisse in questo spirito, in cui l’evento «morte» non risulti più un evento di desolazione e sgomento ma un momento di riflessione e di conforto, che fosse insomma un luogo di serenità ritrovata, oltre che di dolore: una casa della «ritualità» oltre che un luogo di cremazione, una città dei vivi, più che una città dei morti.
Articolo pubblicato originariamente in Confini, gennaio 1998, a firma di Andrea Giordano.