Chiare, fresche, dolci acque
Li abbiamo visti tutti, in paziente e immobile attesa sulle sponde cittadine del Po con le loro lunghe canne. E tutti ci siamo chiesti cosa mai prendessero quei pescatori d’acqua dolce torinese.
«Sì, nel Po di Torino i pesci ci sono e possono esserci, soprattutto carpe e barbi — spiega il dottor Giovanni Negra, dirigente del Servizio Rilevamento e Controllo Qualità delle Acque della Regione Piemonte —. Ma se i pescatori avessero buonsenso, dopo averli presi dovrebbero ributtarli in acqua.» L’esperto ci parla di acque «che non contengono veleni o sostanze pericolose in quantità elevata, ma che comunque non sono di buona qualità».
In primo luogo, difese spondali, canalizzazioni e sbarramenti relativi al tratto torinese del Po «costringono» il corso naturale del fiume, provocando un ristagno che limita il vitale scambio tra l’ossigeno dell’aria e l’acqua. Costituisce inoltre un problema la presenza, a monte di Torino, di affluenti come il Sangone, in cui sono presenti scarichi (legali e abusivi) dal complessivo potere inquinante. Attivo dal 1984, il depuratore dell’Azienda Po-Sangone, il più grande d’Italia, serve tutta la città e 24 comuni dell’area torinese, intercettando e rigenerando gli scarichi di un milione e mezzo di abitanti e di più di 3000 industrie.
A valle di Torino, nei pressi di Chivasso, il depuratore Po-Sangone deve restituire l’acqua in un tratto di fiume la cui portata è già ridotta dalla captazione del canale di derivazione Cimena dell’Enel, finalizzato alla produzione di energia elettrica; ciò contribuisce a impoverire ancora la qualità dell’acqua in uscita da Torino. Altri affluenti del Po (Banna, Tepice, Chisola) attraversano zone con allevamenti bovini e suini, che generano e scaricano quantità ingenti di liquami, portando nel Po acque ricche di sostanze organiche come azoto e fosforo. Il problema non investe solo Torino, ma si ripete lungo tutto il corso del fiume.
In ambito cittadino, l’Assessorato per l’Ambiente del Comune ha in programma il dragaggio delle sponde del Po, che dovrebbe portare alla rimozione del limo dal ponte di Sassi a Moncalieri, migliorando il ricambio e la salubrità delle acque. Altri progetti del Comune sono legati all’imponente piano «Torino Città d’Acqua», che in dieci anni dovrebbe dare alla città 12 milioni di metri quadri di spazi verdi lungo le rive di Po, Sangone, Stura e Dora, per un totale di circa 70 km di sponde fluviali.
Molti e ambiziosi sono i progetti allo studio di un team di lavoro che riunisce esperti delle diverse amministrazioni pubbliche, per ridare nell’arco dei prossimi dodici anni «vita» e «animazione» al fiume. A un auspicato ritorno della balneabilità del fiume nel tratto cittadino — che resta al momento un traguardo complesso — dovrebbero accompagnarsi iniziative come la creazione di spiagge lungo i litorali, la ripresa di attività ludico-sportive e la riqualificazione di spazi come i Murazzi.
[Il servizio è corredato da tre riquadri: «Per un fiume più sicuro», sul progetto di assistenza e soccorso fluviale di Mauro Cugnasco; «Gli abitatori del fiume», dedicato alla fauna del Po — gracchi, martin pescatore, cigni, gabbiani, ballerine, gallinelle d’acqua, germani reali, oltre alla salamandra e al toporagno d’acqua; e «Una giornata in riva al Po», itinerario tra il Borgo Medioevale del Valentino, i locali storici e le società canottieri lungo le sponde.]
Articolo pubblicato originariamente in Confini, maggio 1998, a firma di Guido Della Torre — Fotografie di Dario Lanzardo.