Il nuovo rito del commiato
Che cosa intendiamo quando parliamo di rito della cremazione? In Occidente la cremazione, come atto in sé, non è accompagnata da un rito specifico. Quando, durante gli ultimi anni della Rivoluzione francese, per primi alcuni uomini pensarono di cremare i corpi invece di inumarli, essi avevano come punto di riferimento la loro cultura classica, e greca in particolare: pensavano alle cremazioni descritte da Omero per gli eroi, dense di gesti simbolici. Ma la cremazione cominciò a diffondersi in Occidente solo alla fine del XIX secolo, quando la tecnologia poté sostituire la pira funebre. I familiari e gli amici non compiono oggi, in nessun paese occidentale, l’atto di cremare, e ne affidano l’esecuzione ad altri.
Il rito di cui parliamo, invece, precede cronologicamente la cremazione vera e propria, ed è piuttosto definibile come una cerimonia di commiato. Da più anni, come sanno i nostri Soci, la Società per la Cremazione di Torino compie un lavoro di ricerca e sperimentazione sul rito, all’avanguardia in Italia. Anche se per ora questo rito è celebrato solo nel Tempio crematorio di Torino, riteniamo che il significato profondo della cerimonia del commiato possa essere molto più universale, e travalicare anche i confini della scelta cremazionista. La nostra cultura esprime il desiderio di dare l’addio ai propri cari in modo personale, con una cerimonia appositamente pensata per un singolo defunto, che ne celebri e ne ricordi la vita, che enfatizzi l’eredità di insegnamenti e di affetti che ciascuno lascia dietro di sé.
Tenendo conto di queste esperienze, abbiamo introdotto al Tempio crematorio, a partire dalla primavera del 2000, alcune nuove iniziative. Un’antologia, intitolata Parole per un ricordo, curata da Ariella Beddini, è stata stampata e presentata al Tempio crematorio da studiosi di varie letterature (Gianluigi Beccaria, Ruggero Bianchi, Gabriella Bosco). I brani in essa raccolti, religiosi, filosofici, poetici e letterari, sono incentrati sul tema della morte, ma parlano anche e soprattutto di sentimenti: ricordo, amore, speranza, nostalgia, rimpianto. Lo scopo principale di queste letture è suggerire la possibilità di scegliere e pronunciare parole ai funerali dei nostri cari: parole contro la solitudine della morte, parole che esprimono il dolore, parole che cerchino ancora la comunicazione laddove sembra essere interrotta per sempre.
Questa iniziativa sarebbe stata impensabile senza una parallela crescita della figura del cerimoniere: oltre a celebrare il rito, infatti, il cerimoniere contatta le famiglie, il giorno prima del funerale, per ascoltare i loro desideri riguardo alla cerimonia (musica, letture ed eventuali brevi discorsi funebri) e per aiutarle a progettarla. È un interlocutore competente e discreto, che si fa interprete delle aspettative dei parenti, e anche, qualora ve ne siano, delle volontà dei defunti.
Un’altra opportunità viene data, in vita, ai nostri Soci: possono, se lo desiderano, lasciare, sigillate in busta chiusa, alla segreteria del Tempio, le loro disposizioni per il proprio rito del commiato. È possibile, attraverso l’organizzazione del proprio funerale, lasciare un estremo messaggio ai nostri cari che restano, comunicare loro il senso più profondo che abbiamo attribuito alla nostra vita. La Società per la Cremazione di Torino si fa garante di questa sorta di testamento spirituale, quasi fosse un «notaio» dell’eredità morale e affettiva di ciascun socio. I Soci possono designare le persone che vorrebbero parlassero di loro, possono lasciare uno scritto, una lettera, una poesia, che desiderano sia comunicato a parenti e amici solo dopo la loro morte: la busta potrà essere aperta solo dal cerimoniere nell’imminenza del rito.
Articolo pubblicato originariamente in Confini, maggio 2000, a firma di Marina Sozzi.