Il ruolo delle Socrem resta importante, anzi decisivo
Vita Associativa

Il ruolo delle Socrem resta importante, anzi decisivo

1 Gennaio 2002
2 min di lettura

Ho letto sul n. 2/2001 di «Confini» la lettera dell’ingegner Daniele Fogli, rappresentante della SEFIT, indirizzata all’ingegner Scagliarini, e il puntuale commento redazionale. Credo nel dialogo e nello scambio di opinioni, soprattutto se permette di raggiungere convergenze o di definire con chiarezza i punti di accordo e di disaccordo.

Mi meraviglia la disquisizione sul futuro delle SOCREM: vivranno ancora cinquant’anni e non ce ne sarà più bisogno quando la cremazione sarà diventata parte del costume del Paese? In Italia nell’anno 2000 soltanto il 5,3% dei defunti sono stati cremati, praticamente tutti nel Centro-Nord; nel Sud e nelle Isole siamo a una percentuale quasi incalcolabile. Avremo dunque bisogno prima di creare laggiù le SOCREM, poi di sviluppare il movimento, creare le coscienze, costruire i crematori.

Veniamo alla gestione diretta dei crematori, ottenuta senza gara da alcune SOCREM. Ottenuta quando numerosi Comuni, per avversione ideologica o per insipienza, rifiutavano di costruire o gestire impianti. Ci volle una legge dello Stato, nel 1888, per indurli a cedere gratuitamente le aree cimiteriali alle SOCREM, che furono costrette a fare l’imprenditore-gestore. Alcune, le più robuste, hanno continuato investendo denaro dei Soci e svolgendo, senza scopo di lucro, una meritoria attività. Nessuno scandalo quindi.

Le aziende pubbliche non dovrebbero vedere come «nemico» le SOCREM senza scopi di lucro, ma combattere insieme certe privatizzazioni che trasferiscono servizi da un monopolio pubblico a uno privato, sempre meno garantito per gli utenti. La concorrenza può aprirsi con la gara o con concessioni plurime: discutendo si possono trovare soluzioni che salvaguardino la presenza di gestori seri e non lucrativi.

Sul problema della negata gratuità il disaccordo dell’intero movimento è totale, con buoni motivi. Nel 1988 furono cremate in Italia 3650 salme; nell’anno 2000 ne furono cremate 29.559, con un incremento dell’800%. In questo enorme salto la gratuità del servizio ha avuto un peso. Altro discorso è se sia giusto che essa finisca col mettere i costi a carico della fiscalità generale: qui entriamo nell’autonomia finanziaria comunale. Il richiamo all’Europa è interessante: il Sud dell’Italia è una zona depressa in fatto di cremazioni — perché non studiare insieme l’intervento di qualche Fondo Europeo per finanziare un programma di costruzione di crematori?

Articolo pubblicato originariamente in Confini, gennaio 2002, a firma di Ambrogio Vaghi, Vicepresidente F.I.C..

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