I giovani e la cremazione
Tanatologia

I giovani e la cremazione

1 Gennaio 2003
3 min di lettura

Dei giovani si parla e si scrive spesso, quasi sempre a sproposito. È giusto dedicare loro una speciale attenzione: rappresentano, se non altro per ragioni anagrafiche, il futuro della nostra società. Spesso però questa attenzione appare nutrita di stereotipi scoraggianti, che creano uno schermo opaco rispetto alle idee, ai sentimenti, ai desideri reali degli under 30.

In questa prospettiva, a noi è parso un dovere provare a indagare la realtà dei giovani cremazionisti, una «pattuglia» forse non estesa, ma che merita l’ascolto più attento. Scegliere la cremazione — cioè scegliere la destinazione del proprio corpo dopo la morte — significa porsi il problema della fine della vita, significa osservare, sia pure fuggevolmente, quel limite oltre il quale la nostra ragione non può spingersi. Questo è un esercizio difficile, e inquietante, a ogni età, ma è quasi incomprensibile per un giovane.

Marguerite Yourcenar ci regala, nelle prime pagine delle sue Memorie di Adriano, una bella riflessione su questo soggetto. Attraverso Adriano ci fa osservare che, se tutti sappiamo di essere mortali, solo a una certa età si comincia a indovinarne il volto, si comincia cioè a distinguere il profilo di quell’altra riva che ci attende. Un giovane non può — forse neppure deve — trovarsi in questa condizione.

I giovani cremazionisti con cui abbiamo parlato non si sottraggono, se non parzialmente, a questa regola. La loro scelta matura infatti spesso all’interno di un ambiente già cremazionista, o comunque con il supporto determinante di un membro adulto della famiglia. Questo però non influenza più di tanto le ragioni per cui la cremazione viene scelta, che sembrano essere al contrario originali e personali.

La cremazione infatti non è sentita — mai, potremmo dire — come una scelta «contro» qualcosa, ma sempre come una scelta che accompagna qualcosa o, in certi casi, è a favore di qualcosa. Vi è chi della cremazione apprezza la laicità, mentre altri la sentono perfettamente compatibile con la propria scelta religiosa: una scelta spesso di matrice cattolica, ma talvolta anche ispirata alle tradizioni religiose dell’Oriente, sempre più presenti nel nostro Paese.

La cremazione è scelta per ragioni igieniche e soprattutto perché più rispettosa dell’ambiente, più ecologica, coerentemente con una opzione politico-culturale oggi molto diffusa tra le giovani generazioni. Molti giovani, poi, insistono sul desiderio che le loro ceneri vengano disperse, e la motivazione principale sembra risiedere nel desiderio di ricongiungersi con la natura, di completare, attraverso la morte, un ciclo che appare tutto sommato naturale. A ciò si unisce una certa ripulsa nei confronti dei cimiteri e l’idea che il ricordo debba sopravvivere nell’interiorità di chi ha «praticato» in vita gli scomparsi.

Forse la scelta della dispersione e il rifiuto del cimitero è anche la spia di un tratto specificatamente generazionale: una sensibilità che — al prezzo di una certa semplificazione — definiremmo «new age», quella forma di spiritualismo che assume tante facce e tanti colori, inglobando principi e valori anche eterogenei, e che tanto seguito sembra avere proprio tra i giovani.

Articolo pubblicato originariamente in Confini, gennaio 2003, a firma di Ezio Quarantelli.

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