Associazione Culturale Gruppo Eventi
Nel maggio del 1996 si è costituito a Roma il Gruppo Eventi, da un nucleo iniziale di persone amiche che hanno sentito l’esigenza di confrontarsi sul tema della morte e del lutto, alla ricerca di un atteggiamento con cui accostarsi a questi aspetti problematici dell’esistenza umana. Il Gruppo è divenuto negli anni un riferimento importante per operatori sanitari, volontari e familiari che hanno subìto un lutto.
La sua fondatrice e presidente, Livia Crozzoli, è una psicologa di grande esperienza e un’analista junghiana dell’Associazione Italiana di Psicologia Analitica (AIPA), che ha operato per molti anni nell’ambito del volontariato negli ospedali e nei luoghi di cura. Nell’introduzione all’ultimo libro da lei curato racconta la storia dell’associazione: «Persone diverse per età, professione, esperienze di vita, perdite subite, ideali politici e fede religiosa, ma tutte accomunate, oltre che dalla coscienza di essere mortali, dall’esigenza di rompere il silenzio e la solitudine con cui ciascuno individualmente cercava un approccio a tali problemi.»
Il Gruppo Eventi nasce come spazio di confronto, costruendo tre aree di sviluppo distinte: una culturale, una operativa nel campo dei rapporti con altre associazioni e con il volontariato, e una esperienziale di formazione. Numerosi sono stati gli incontri con relatori che affrontano, con approcci diversi (filosofico, religioso, sociologico, antropologico, medico, bioetico, psicologico), le tematiche della morte e del lutto. L’approfondimento culturale ha portato alla pubblicazione di due libri collettanei, Sarò così lasciare la vita? (Edizioni Paoline, Milano 2001) e Assenza, più acuta presenza (Edizioni Paoline, Milano 2003), atti di due convegni svoltisi a Roma all’Accademia nazionale dei Lincei.
L’area operativa ha promosso, in collegamento con le realtà di volontariato romane, dei gruppi di sostegno gratuiti per le persone in lutto. L’area esperienziale si occupa di formazione, attraverso seminari che attivano nei partecipanti le fantasie e i pensieri riguardanti la propria morte e quella altrui: percorsi che non comprendono solo le dimensioni cognitive della conoscenza, ma anche dimensioni più profonde ed emozionali.
Articolo pubblicato originariamente in Confini, maggio 2003, a firma di Stefania Chiodino.