Lettere dal mondo della cremazione
Le immagini di morte dall’Iraq. Un lettore scrive di essere rimasto sbigottito dalle immagini di morte arrivate dai campi di battaglia dell’Iraq: in quei cadaveri esibiti e messi in scena c’era qualcosa di più, un orrore indicibile, come se quelle morti non appartenessero a una guerra normale.
La redazione risponde individuando due aspetti. Il primo riguarda il ruolo dei media: come sottolinea il libro di Norman Solomon e Reese Erlich Iraq. Le verità che i media nascondono (Rizzoli, Milano 2003), la televisione, se da un lato ci mette di fronte alla morte, dall’altro ne cancella immediatamente il ricordo sostituendo le immagini di disperazione con la pubblicità. Il secondo aspetto si ricollega alla ferocia della guerra moderna: il corpo del nemico ucciso viene mostrato alle telecamere per trasformarlo in un’arma di propaganda, per demoralizzare l’avversario ma soprattutto per rassicurare se stessi, celebrando la propria potenza e la propria capacità di dare la morte. A quei cadaveri si chiede, in definitiva, di legittimare il proprio potere. (G.D.L.)
La cremazione in «Jules e Jim». Un lettore chiede se è vero che la cremazione è importante nel vecchio film con Jeanne Moreau. La redazione ricorda la trama del film di Truffaut: la lunga storia di amicizia e amore tra il francese Jim e l’austriaco Jules, e la donna amata da entrambi, Catherine, vero grande personaggio della pellicola, definita dalla critica una «struggente cantico di libertà e anticonformismo». È in questo contesto che si inserisce la scelta di farsi cremare da parte di uno dei protagonisti: una prorompente testimonianza di trasgressione rispetto al perbenismo che dominava l’Europa nel periodo immediatamente successivo alla prima guerra mondiale. (G.D.L.)
Articolo pubblicato originariamente in Confini, maggio 2003, a firma di Redazione.