Cimiteri virtuali: luoghi reali della memoria
I cimiteri virtuali sono «luoghi» relativamente sconosciuti e misteriosi. Per questo motivo la loro rappresentazione, per chi non ne sia stato almeno una volta un visitatore, può risultare alquanto incerta: dal videogame dotato di bizzarri effetti speciali al database amministrativo realizzato per fini gestionali, fino alla stranezza da necrofili. Lungi dall’essere sede di rappresentazioni e di pratiche comuni e generalizzate — sulla loro diffusione e frequentazione non si dispone di dati ufficiali —, i cimiteri virtuali sono tuttavia una presenza consistente, benché recente, in continuo aumento, e consentono una riflessione non solo sulla trasformazione dei rituali funebri ma anche dell’idea stessa della morte, del suo significato privato, sociale e culturale.
I cimiteri virtuali sono «luoghi» elettronici in cui è possibile «seppellire» e «commemorare» i defunti gratuitamente o a pagamento (il costo è comunque sempre molto contenuto): chiunque può «iscrivere» un congiunto, un amico, un conoscente, anche solo «virtuale». È preferibile parlare di individui defunti, per sottolineare il riconoscimento delle identità multiple che la Rete favorisce, poiché non a tutti gli ospiti corrispondono dati anagrafici controllabili: di alcuni non si conosce il nome ma solo il nick name, di altri manca la data di nascita o di morte, perché non sempre chi iscrive un ospite l’ha conosciuto di persona. Nella sepoltura virtuale alle spoglie, al corpo, vengono sostituite le informazioni: dati che identificano il defunto, foto, messaggi, filmati, narrazioni, cause di morte, attività compiute in vita, preferenze, gusti personali. Per attivare e testimoniare il ricordo non è necessario altro che accedere al sito e leggere le informazioni sul defunto.
La descrizione di che cos’è un cimitero virtuale mostra evidenti analogie con il cimitero reale. Entrambi collocano il defunto in un luogo separato dalla comunità, ma accessibile e, per certi aspetti, socializzante. La differenza è data dalla interattività, che permette tutta una serie di attività impensabili in un cimitero reale. Tuttavia, in questa fenomenologia dei rituali funebri virtuali, il termine interattivo nasconde una dimensione fondamentale che deve essere posta in primo piano: la dimensione della memoria. È nella trasformazione della memoria — intesa come ricordo, come conservazione, come immortalità — del defunto che si può individuare uno degli aspetti più significativi dei cimiteri virtuali, i quali diventano luoghi reali della memoria, che avvicinano la morte e dialogano con essa, inserendola, come fenomeno umano, nel più rassicurante spazio del quotidiano.
Tali trasformazioni riguardano l’attivazione della memoria, la sua espansione, la sua diversificazione. L’attivazione della memoria di un defunto attraverso i cimiteri virtuali perde certamente il suo aspetto sacro e celebrativo: non sono necessari rituali regolati dal calendario e svolti in un luogo riservato, tutto avviene in casa e in qualsiasi momento liberamente scelto. Da un lato si assiste a una privatizzazione della memoria, che diventa un fatto intimo; il cimitero virtuale fa compiere al defunto una migrazione spaziale, riportandolo all’interno della comunità e ricollocandolo nella casa. Dall’altro, contemporaneamente, vi è una socializzazione della memoria, poiché il ricordo del defunto non è più un fatto privato e locale, riguardante familiari e conoscenti, ma coinvolge persone anche sconosciute, fisicamente lontane, che decidono di «attivare il ricordo» per motivi diversi: per curiosità, ma anche per condivisione di interessi e di valori, cioè per il riconoscimento di identità comuni.
Nei cimiteri virtuali la scarsità dello spazio — quindi il necessario avvicendarsi dei defunti che scandisce il tempo dei cimiteri reali — scompare. Il cimitero virtuale è un luogo in cui lo spazio a disposizione è, a tutti gli effetti, illimitato ed inesauribile (grazie ai byte di memoria del computer), un luogo in cui gli ospiti, una volta entrati, sono presenze sincroniche: si trovano tutti insieme, contemporaneamente, morti del passato, del presente e, incredibilmente, talvolta anche del futuro. Se la scomparsa della scarsità dello spazio permette un’espansione della memoria nel tempo, lo stesso avviene nella dimensione dello spazio: questi luoghi della memoria (inter)attiva permettono di riunire famiglie letteralmente sparse per il mondo, collegando spazi lontanissimi. Soprattutto i migranti vi trovano un momento di unità e di identità della comunità di appartenenza.
I cimiteri virtuali — di certo un fenomeno ancora nascente e sul quale non ci si può, al momento, esprimere per mancanza di dati e di analisi — sono tuttavia un possibile segno esemplare dell’atteggiamento assunto dalla società contemporanea nei confronti della morte: un atteggiamento dinamico e stratificato che affianca ai rituali tradizionali forme nuove di memoria. Diventano luoghi reali della memoria, dove la memoria unisce, in un luogo unico, i vivi e i morti, dove il tempo dei vivi incontra e intreccia quello dei morti. All’ingresso di uno di questi cimiteri virtuali possiamo leggere: «Il Villaggio Globale che la Grande Rete auspica è completo nel momento in cui c’è lo spazio anche per i defunti».
Fiorenza Gamba, Università di Torino.
Condividere le emozioni attraverso la Rete (di Stefania Chiodino). Il mondo di Internet, ampio come il pianeta e piccolo come una stanza, contiene il paradosso del nostro mondo occidentale, in cui le vite sono connotate dall’individualismo e dalla solitudine, e allo stesso tempo dalla possibilità di entrare in contatto con una enorme vastità di informazioni e di persone. Stare al sicuro nella propria casa ed esplorare le piazze virtuali del mondo; soli ma accompagnati da una moltitudine di persone che entrano nella nostra vita attraverso lo schermo del computer. In questo contesto, in cui la Rete rappresenta un mondo parallelo, non mancano gli spazi dati alla morte e al ricordo delle persone che non ci sono più. Ecco i siti che creano spazi per i racconti dei propri defunti, fatti di immagini, racconti, nomi e cognomi. Ecco molte persone in lutto che sentono il desiderio di lanciare, come una bottiglia nel mare, il ricordo di chi hanno amato: emozioni che viaggiano e raccontano, nell’universo della Rete, in uno struggente sentimento di nostalgia.
Articolo pubblicato originariamente in Confini, gennaio 2004, a firma di Fiorenza Gamba.