Questa quieta polvere… La morte in Emily Dickinson
Alla fine di aprile 1844 una fanciulla tredicenne è in attesa davanti a una porta chiusa. Aspetta di poter vedere l’amica e coetanea Sophia Holland che sta morendo. A metà Ottocento, la morte infantile ad Amherst (Massachusetts), cittadina in cui la ragazzina vive, è ancora un fatto molto comune. La fanciulla Emily è la futura grande poetessa Emily Dickinson.
Nata nel 1830 e scomparsa nel 1886, è una delle voci più importanti della poesia non solo americana. Colta e attenta sia ai classici (la Bibbia e Shakespeare sempre l’accompagnarono), sia alle novità religiose, filosofiche e letterarie contemporanee, nella sua vita relativamente breve ha scritto ben 1775 poemi. Solo 7 sono stati pubblicati in vita perché i suoi versi non furono capiti essendo troppo originali e in alcuni casi trasgressivi rispetto alla poesia allora di moda.
Molto schiva, la «bianca vergine» di Amherst a trent’anni scelse la clausura e il silenzio della sua camera per ascoltare quella «segretezza polare che è un’anima al cospetto di se stessa» e, in questo modo, superare i confini del tempo. Lettere e biglietti erano l’unico tramite con gli amici così tanto desiderati. Nell’isolamento, consapevole del suo genio, scriveva poesie su fogli ripiegati col filo rosso per farne dei quaderni che custodiva in segreto.
La sua «particolare familiarità con l’altrove» — la deriva, infatti, dalla precoce disciplina della separazione, dell’agonia della morte — da lei acquisita fin dall’infanzia nella casa dei genitori materni, le buie veglie ai malati e ai morenti ricorrenti nella società puritana del tempo. Nella maturità la voce poetica si fa più pacata, solenne e meditativa. «Addio alla vita a tempo consueta» — e al mondo che mi fu già familiare. «Annoda i lacci alla mia vita, Signore, e poi son pronta a partire». Coerente e discreta fino alla fine, aveva programmato che il suo corpo uscisse dal retro della casa e fosse portato ai campi, i fiori e l’erba protagonisti di tante sue liriche.
Articolo pubblicato originariamente in Confini, gennaio 2005, a firma di Angela Donna.