A ogni morte di papa
La morte di un papa non è mai stata un evento qualsiasi. In passato, era la morte non solo del successore di Pietro e capo della Chiesa universale, ma anche di un sovrano: così sino alla perdita del potere temporale, con l’anno 1870. La morte dei papi è sempre stata segnata da una ritualità forte, seppur attraverso il mutamento.
Vi sono aspetti che si legano alla tradizione, altri discendono da precise disposizioni normative emanate nel tempo dai pontefici stessi. Il camerlengo, non appena messo a conoscenza del luttuoso evento, deve immediatamente provvedere all’accertamento ufficiale del decesso, in presenza di altri personaggi di curia, uno dei quali stila l’atto autentico di morte. Il corpo viene poi rivestito dei paramenti pontifici, con colori che hanno una loro simbologia rituale e liturgica: la mitria bianca, il pallio, la casula rossa. La salma, così ricomposta, viene esposta all’omaggio dei fedeli nella basilica di San Pietro.
Sia la morte sia i funerali di papa Wojtyla sono stati molto più mediatici rispetto a quelli di Paolo VI, così come molto più mediatico era stato il suo pontificato. Giovanni Paolo II è stato particolarmente capace di valorizzare i mezzi di comunicazione, anche sotto il profilo dell’impatto personale (conservava le doti dell’attore). L’esposizione mediatica del pontificato di Giovanni Paolo II si è espressa pure nel momento della malattia, in modo assolutamente nuovo.
Il rito, che può apparire molto ricco, è in realtà estremamente semplificato rispetto agli usi di un tempo. A eliminare molti aspetti ormai sovrabbondanti provvide Giovanni XXIII e soprattutto Paolo VI, a partire dalla rinuncia alla sedia gestatoria e dall’abolizione del rito dell’incoronazione con la tiara. Il rito dei funerali di Giovanni Paolo II è stato per molti emozionante: il vento che sfogliava con forza le pagine del Vangelo e investiva cardinali, con i loro zucchetti tentati di volarsene nel cielo di Roma e le loro porpore volteggianti in una danza improvvisa e sublime.
Articolo pubblicato originariamente in Confini, settembre 2005, a firma di Paola Vismara.