I vampiri non muoiono mai
I vampiri non muoiono mai. Non solo perché nelle leggende è difficile ucciderli. Ma anche perché le leggende provvedono a tenerli in vita. In Romania, patria di Dracula e molti altri succhiasangue, le cronache danno per esempio notizia di vampireggiamenti nel terzo millennio scettico e razionale. Qualche mese fa, gli abitanti di un villaggio cremarono il presunto cadavere di un vampiro per liberarsene.
Ma affinché le macabre dicerie contadine diventassero un mito globale occorreva l’arte. E così bisognò aspettare che un tizio di nome Bram Stoker si recasse nei Balcani, ispirato dai paesaggi che vedeva dal finestrino, inventò Dracula, il più celebre romanzo sull’argomento. Il trionfo cinematografico di Dracula ebbe bisogno d’un altro ungherese, l’attore Bela Lugosi.
Il vero boom delle vampire è avvenuto qualche decennio dopo, in Inghilterra, con la Hammer, una casa di produzione specializzata in film a basso costo nel filone gotico. Lo spettatore rabbrividiva ai chiari di luna e agli scricchiolii di sepolcri e poi si deliziava vedendo nudità in trasparenza delle dannate. Le vampire, con la loro sete atavica, contribuivano ad allentare le maglie della censura e a offrire un cinema più libero.
In un secolo di cinema, e parecchi di letteratura, il mito del vampiro maschio o femmina s’è rinverdito con la stessa tenacia con cui i nosferatu resistono al logorio del tempo e ai cacciatori muniti di crocifissi. Da Goethe a Kipling, da Keats a Hoffmann, a Polidori, da Dreyer al regista spagnolo Jess Franco, alla Bigelow, molti hanno voluto ripercorrerlo. Ma c’è anche un altro aspetto più quotidiano e più universale: chi è innamorato ha sempre la sensazione di essere prosciugato, risucchiato dal fidanzato. L’amore è sempre vampiro.
Articolo pubblicato originariamente in Confini, settembre 2005, a firma di Bruno Ventavoli.