Lettere dal mondo della cremazione
Un lettore scrive di aver seguito, come milioni di italiani, i funerali di Giovanni Paolo II e di aver letto e sentito della sua volontà di essere sepolto nella nuda terra. In realtà la sua bara è stata calata in una specie di loculo, con pareti di marmo e non nuda terra. Ma il desiderio di giacere nella terra non aveva a che fare con il richiamo biblico all’uomo, affinché ricordi «quia pulvis est et in pulverem reverteris»?
La risposta della redazione fa riflettere. Giovanni Paolo II ha lasciato scritto nel suo testamento: «Per quanto riguarda il funerale, ripeto le stesse disposizioni che ha dato il Santo Padre Paolo VI» — il sepolcro nella terra, non in un sarcofago. Del luogo decidono il Collegio Cardinalizio e i Connazionali. È un caso nella storia che si vede le disposizioni di un uomo pubblico con le proprie spoglie ignorate, in nome della ragion di Stato.
Anche l’opinione personale dello stesso suo successore, Benedetto XVI, è disattesa. Infatti, in un’intervista con un giornalista, aveva dichiarato che considera «l’inumazione come l’autentica espressione cristiana del rispetto per i defunti». Evidentemente coloro che non hanno seguito le indicazioni lasciate da Giovanni Paolo II e da Paolo VI ne la pensavano così. Dunque, sulla destinazione delle proprie spoglie, anche i cattolici possono avere diverse opinioni. Purché tutte siano poi rispettate. R.C.
Articolo pubblicato originariamente in Confini, settembre 2005, a firma di R.C..