Cremazione e restituzione delle ceneri
La cremazione è una pratica che si va diffondendo in Italia anche tra famiglie senza una consolidata tradizione cremazionista. Nelle grandi città del Centro-Nord le percentuali variano dal 30 al 50% dei defunti, e molti compiono questa scelta per ragioni economiche oltre che ideologiche. In molti, troppi casi, le famiglie si trovano di fronte a una fredda e burocratica tecnologia, con un’accoglienza priva di ritualità. La Legge n. 130 del 2001 richiede ai crematori di dotarsi di Sale del Commiato, e per il Rito del Commiato va costruendosi una cultura.
C’è però un altro aspetto che non deve essere trascurato: la salma composta nella bara ricorda ancora ai familiari il profilo del loro caro in vita; dopo la cremazione, la consegna delle ceneri li obbliga a confrontarsi con la distruzione materiale del corpo, repentinamente, quando un operatore pone tra le loro mani la scatola con l’urna. Nei casi più dolorosi può prodursi un vero e proprio trauma, che è compito degli operatori prevenire. In Francia, dove la percentuale è più alta, si osserva da tempo la mancanza di preparazione di molte famiglie, e Maurice Thoré, presidente della Federazione francese, ha spiegato che molti anziani optano per la cremazione «per non pesare sulle loro famiglie imponendo la manutenzione di una tomba».
Che fare dunque? Due sono le vie. La formazione degli operatori, innanzitutto: una persona consapevole del trauma può entrare nell’ottica di una relazione d’aiuto e farsi percepire come punto di riferimento non solo burocratico ma umano. Il rito, in secondo luogo: non basta il Rito del Commiato al momento dell’affidamento della salma; è necessario un secondo rito da celebrare sulle ceneri.
La cremazione occidentale rispecchia la teoria dell’antropologo Hertz, che identificò due fasi nel rito funebre: la prima serie di riti si occupa della carne corruttibile, l’elemento «umido» del corpo, e ha la funzione di allontanare il defunto dal mondo dei vivi; la seconda si occupa dei resti ossei o delle ceneri, l’elemento «secco», e colloca il defunto in un mondo soprannaturale. Con il rito funebre si ha non la constatazione dell’annientamento della vita, ma l’affermazione di un passaggio da uno status sociale (il vivo) a un altro (il morto che diviene antenato). È su questa idea del passaggio — fosse pure soltanto nella memoria e nel cuore dei vivi — che deve fondarsi la seconda fase del rito della cremazione, che accompagna la consegna delle ceneri.
Articolo pubblicato originariamente in Confini, settembre 2006, a firma di Luca Prestia.