Segnalazioni
Letture

Segnalazioni

1 Gennaio 2008
2 min di lettura

Maurice Pinguet, La morte volontaria in Giappone (Luni Editrice, Firenze 2006, pp. 471, 24 euro). Il saggio mostra, con una dettagliata analisi storica, come il suicidio, che dal Cristianesimo è sempre stato considerato tra i peccati più imperdonabili, costituisca per la civiltà giapponese l’oggetto di una scelta etica che nel corso dei secoli ha subìto una lunga elaborazione e codificazione, sociale non meno che «tecnica». Mentre l’individuo occidentale, di fronte alla disperazione, al disonore, al fallimento, è lasciato in balìa di se stesso, la civiltà giapponese offre una via d’uscita non individualistica, ancora sociale: una «forma», ovvero un gesto supremo di autosacrificio con cui il singolo può chiudere la propria vita ricongiungendosi alla comunità. Questa forma può assumere l’aspetto di un vero e proprio kata — come il seppuku dei samurai — oppure la testimonianza meno formalizzata del distacco buddhista dall’esistenza. Maurice Pinguet (1929-1991) fu direttore dell’Istituto franco-giapponese di Tokyo dal 1963 al 1968, e fu su suo invito che Roland Barthes vi venne ospitato, traendone L’impero dei segni, a Pinguet dedicato.

Frank Ostaseski, Saper accompagnare. Aiutare gli altri e se stessi ad affrontare la morte (Oscar Mondadori, Milano 2005, pp. 86, 9,80 euro). Nella nostra società la morte è vista soprattutto come un fatto clinico, ma è in realtà un momento di enorme valore psicologico, emotivo e spirituale. Il nostro rapporto con la morte dipende dal nostro rapporto con il dolore, con noi stessi e con quanti amiamo. Di enorme importanza, per la qualità degli ultimi giorni, sono le persone che ci circondano; purtroppo spesso i familiari, gli amici e persino il personale sanitario sono impreparati di fronte alla sofferenza estrema. Ostaseski offre un utile spunto di riflessione per tutti, laici e credenti, su come accompagnare i morenti, aiutando a far emergere quella parte naturalmente gentile e capace di accogliere la sofferenza altrui che è parte integrante del nostro essere umani. L’autore è fondatore e direttore dello Zen Hospice Project di San Francisco.

Articolo pubblicato originariamente in Confini, gennaio 2008, a firma di Marco Novarino.

Condividi questo articolo

Ancora da Letture

Letture

Le lettere che restano

Sybil Van Antwerp ha settantatré anni e scrive lettere. Le spedisce al fratello Felix, ai figli, agli amici e a qualche scrittore che probabilmente ha altro da fare. Scrive anche a un giovane in difficoltà e a persone…

Letture

Il gioco e il tabù. La morte nella società delle Reti

Recensione del saggio di Fiorenza Gamba sui cimiteri virtuali e sui nuovi rituali funebri nella società delle Reti: la memoria digitale, le forme di celebrazione online e le quattro tipologie di cimiteri virtuali…

Lettere dai Confini

Articoli, letture, documenti d'archivio e appuntamenti per attraversare il presente da un'altra prospettiva.

Iscriviti alle Lettere →