È vero che il cimitero è il luogo della memoria, ma…
Società

È vero che il cimitero è il luogo della memoria, ma…

1 Maggio 2008
3 min di lettura

Nella nostra società è un diritto consolidato di ognuno la degna collocazione delle spoglie mortali. La regolamentazione del luogo adibito alla sepoltura dei morti parte dal principio fondamentale che il cimitero è un bene collettivo e, come tale, appartiene a tutti non meno di un monumento cittadino o di un parco pubblico. Con riferimento al principio di «bene comune», e sorvolando sugli aspetti che attengono alla sacralità del luogo, sulla base della mia esperienza personale ho però riscontrato quanto tale fondamento sia, sovente, mal interpretato.

In visita ai miei defunti presso cimiteri di diverse regioni italiane, in più occasioni mi sono imbattuta in forme di esternazione del ricordo così bizzarre, se non addirittura eccessive, che, pur non avendo io intenti moralistici, ritengo comunque discutibili. Ho visto tombe e cellette cinerarie sulle quali, al posto dei fiori o sopra le fotoceramiche e i consueti simboli devozionali, erano collocati gli oggetti più disparati: poster, magliette, bottigliette di liquori, pacchetti di sigarette, confezioni di profilattici e altro ancora. Non intendo negare a qualcuno la libertà di esprimere a modo suo la vicinanza ai propri cari scomparsi, ricordandone il vissuto attraverso gli oggetti che sono loro appartenuti; ma forse il cimitero, in quanto sede della memoria collettiva, non è il luogo più consono a rievocazioni del tutto personali. Senza contare che la presenza di determinati oggetti su una tomba può urtare la sensibilità altrui, e può accadere che qualcuno, recandosi con i propri bambini alla sepoltura del nonno, si trovi nell’imbarazzo di dover dare spiegazioni circa l’ornamentazione atipica della tomba accanto.

Al di là della facile ironia che la situazione potrebbe suscitare, tengo a ribadire l’importanza del cimitero come luogo di conservazione della memoria. Le modalità di espressione del lutto sono soggettive, così come le manifestazioni del ricordo, e il denominatore comune tra chi versa in una situazione di perdita affettiva è il dolore: andare al cimitero a ritrovare i propri defunti, occuparsi delle loro tombe e verificare che tutto intorno sia pulito e curato può lenire il dolore o, se non altro, sortire un effetto consolatorio. Probabilmente certi comportamenti che non tengono conto di questo aspetto formale del cimitero riflettono un atteggiamento ormai tipico del nostro tempo: non c’è da stupirsi se anche nel luogo dei morti vengono infrante le regole del comune saper vivere, quando prevale l’idea secondo cui la cosa che appartiene a tutti allo stesso tempo è di nessuno. Io rimango dell’opinione che il cimitero sia di tutti e che si debbano praticare comportamenti secondo norme non codificate ma note a ognuno per tradizione e buon senso, nel rispetto e nel ricordo dei defunti, senza dimenticare il rispetto verso i vivi.

Articolo pubblicato originariamente in Confini, maggio 2008, a firma di Gisella Gramaglia.

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