Altri cantieri: Inghilterra, il Centro di studi sulla morte e la società
Nato nel settembre del 2005, il Centre for Death and Society (presso il Dipartimento di Scienze sociali e politiche dell’Università di Bath, Gran Bretagna) rappresenta l’ultima tappa dell’elaborazione teorica sul tema della morte e del morire raggiunta da numerosi ricercatori inglesi. Vero e proprio luogo di ricerca interdisciplinare, ha tra i suoi obiettivi quello di proporre ricerche avanzate in ambito sociale, sanitario e legislativo e di incoraggiare la consapevolezza della mortalità nella collettività.
A capo della nuova istituzione si trova Glennys Howarth, autrice dell’«Encyclopedia of Death and Dying» e direttrice editoriale, insieme al reverendo Peter C. Jupp, di «Mortality», importante pubblicazione quadrimestrale inglese consultabile presso la biblioteca della Fondazione Fabretti. Nel comitato scientifico della rivista figurano tanatologi di fama internazionale come Lynne Ann De Spelder, Robert Kastenbaum e Tony Walter, quest’ultimo presente anche nel comitato di «Studi tanatologici».
Tra le iniziative legate a questo ambiente vi è l’International Conference on The Social Context of Death, Dying and Disposal, giunta al suo settimo incontro (Bath, 15-18 settembre 2005) e in procinto di raggiungere l’ottavo appuntamento. A esso hanno partecipato due studiose italiane: Marina Sozzi, direttore scientifico della Fondazione Fabretti, con un intervento dal titolo «The myth of natural death», e Chiara Garattini, docente alla National University of Ireland. L’ottava International Conference si svolgerà a Bath dal 12 al 15 settembre 2007.
Articolo pubblicato originariamente in Confini, maggio 2006, a firma di Luca Prestia.