Altri cantieri: la Fondazione Umberto Veronesi
«Diffondere la cultura scientifica; sviluppare progetti di ricerca di alto contenuto; contribuire allo sviluppo scientifico in campo biomedico; sostenere la formazione medico-scientifica; promuovere campagne a favore della salute»: questi i punti fondanti dell’attività della Fondazione Veronesi, sorta a Milano su impulso del professor Umberto Veronesi, oncologo di fama internazionale e ministro della Sanità dal 2000 al 2001. Sostenuta da comitati di prim’ordine, che annoverano premi Nobel come Renato Dulbecco e Rita Levi Montalcini, ha dato vita a numerosi progetti.
Tra essi, quelli dedicati a «Donne contro il fumo», alla «Promozione della scienza nel mondo della scuola» e alla «Guida pratica per il paziente oncologico», un utile strumento on line di facile consultazione messo a disposizione di pazienti, familiari e medici. La Fondazione è inoltre molto impegnata sul fronte del testamento biologico, un tema di particolare interesse per «Confini».
Come sottolinea Veronesi nella prefazione al volume «Testamento biologico. Riflessioni di dieci giuristi» (pubblicato con «Il Sole 24 Ore» nel gennaio 2006), «il tema della morte è molto impopolare per chiunque lo tratti», ma è un tema che «non si può nascondere, ignorare o mistificare». Il testamento biologico — inteso come possibilità per un individuo di indicare attraverso direttive anticipate i trattamenti sanitari che vuole ricevere o cui intende rinunciare — è affrontato da dieci esperti di diritto. Veronesi ritiene che «i tempi sono maturi perché si passi dal piano etico a quello giuridico», perché si tratta di rispettare il diritto di ogni cittadino a decidere in autonomia e libertà il proprio futuro.
Articolo pubblicato originariamente in Confini, settembre 2006, a firma di Luca Prestia.