Altri cantieri: un corso dell’Università di Napoli
«La conoscenza della morte. Psicologia del vivere e del morire»: questo il titolo del corso di perfezionamento organizzato dall’Università degli Studi di Napoli Federico II, diretto da Mario Mottapaolo, docente di psicologia generale. Il corso, come si specifica nel pieghevole di presentazione, «non stimola motivazioni necrofile, ma un amore per la vita e per l’intero ciclo vitale che è la stessa condizione dell’uomo». Con un’impostazione influenzata dalle filosofie orientali, dal buddismo e dalla medicina ayurvedica, e sensibile a discipline quali la musicoterapia, il corso è giunto, con l’anno accademico 2005-06, alla sua quinta edizione.
Interdisciplinare, spazia da vari approcci psicologici alle basi della medicina palliativa, della fisiologia, della neurobiologia, fino agli studi umanistici: filosofia, letteratura, storia delle religioni, cinema e teatro, bioetica. È aperto a tutti i laureati e particolarmente indirizzato agli operatori sanitari e a quei professionisti delle relazioni di aiuto che si trovano a prestare soccorso e conforto a chi muore e a chi resta.
L’elenco dei temi è eterogeneo: dalla morte nell’antica Grecia al pensiero freudiano di fronte alla morte, dalle cure palliative alla vita oltre la morte, dall’eutanasia al testamento biologico. Tale è la carenza di educazione alla morte nel nostro paese, che dissodare il terreno può essere impresa meritoria. Il corso si svolge in sette week-end, da dicembre 2005 a giugno 2006 a Rimini, per un totale di 84 ore di lezione.
Articolo pubblicato originariamente in Confini, gennaio 2006, a firma di Redazione.