Annie Ernaux, «Non sono più uscita dalla mia notte»
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Annie Ernaux, «Non sono più uscita dalla mia notte»

1 Settembre 1999
2 min di lettura

Annie Ernaux, una delle voci più limpide e coraggiose della letteratura francese contemporanea, affida a questo breve e intenso volume il racconto degli ultimi anni della madre, colpita dal morbo di Alzheimer e progressivamente sprofondata nella perdita della memoria, della parola, della stessa identità. Il titolo, Non sono più uscita dalla mia notte, riprende l’ultima frase coerente che la madre riuscì a scrivere prima che la malattia la sommergesse del tutto.

Il libro ha la forma di un diario, tenuto dall’autrice durante le visite alla madre ricoverata in un reparto geriatrico. Sono annotazioni brevi, spesso brutali nella loro nudità, in cui Ernaux registra il declino fisico e mentale della donna, gli episodi di smarrimento, gli sprazzi improvvisi di lucidità, l’inesorabile dissolversi di colei che era stata sua madre. Non c’è alcuna concessione al pietismo, alcuna ricerca di consolazione: c’è uno sguardo fermo, quasi clinico, che però proprio nella sua asciuttezza rivela una pietà e un amore profondissimi.

Ciò che colpisce, in queste pagine, è la capacità dell’autrice di affrontare senza schermi uno dei tabù più resistenti della nostra cultura: il deperimento del corpo e della mente nella vecchiaia e nella malattia, lo spettacolo insostenibile di una persona amata che si disfa sotto i nostri occhi. La società contemporanea, che rimuove la morte, rimuove ancor più ferocemente questa lenta agonia, relegandola negli ospizi e nei reparti specializzati, sottraendola alla vista. Ernaux ha il coraggio di guardarla in faccia e di restituircela in parole.

Il tema del rapporto fra madre e figlia, centrale in tutta l’opera di Ernaux, trova qui il suo compimento doloroso. Assistere alla regressione della madre, vederla tornare bambina, indifesa, incontinente, significa per la figlia rovesciare i ruoli, farsi madre della propria madre, e insieme contemplare in anticipo il proprio destino. La morte della madre — scrive Ernaux altrove — è la prima morte che ci pone di fronte alla nostra. Questo libro, che è insieme un atto d’amore e un esercizio di verità, ci aiuta a non distogliere lo sguardo da ciò che ci attende, e che attende coloro che amiamo.

Articolo pubblicato originariamente in Confini, settembre 1999, a firma di Marina Sozzi.

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