Arrivederci, eroe
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Arrivederci, eroe

1 Gennaio 2000
3 min di lettura

Il primo ministro israeliano Yitzhak Rabin fu assassinato nel 1995 durante una manifestazione per la pace a Tel Aviv da un estremista di destra israeliano, avverso alla politica di conciliazione con i palestinesi avviata da Rabin. Molti furono i discorsi ufficiali, pronunciati da re e presidenti, ma il breve saluto della nipote diciottenne, Noa Ben-Artzi Philosof, rivolto direttamente al nonno, commosse il mondo intero. Lo riproduciamo qui di seguito.

Per favore scusatemi se non vi parlo della pace. Voglio parlare di mio nonno. Anche voi vi svegliate da un incubo, ma da ieri è come se io mi svegliassi continuamente da un incubo. È impossibile abituarsi a questo incubo della vita senza di te. La televisione continua a trasmettere tue immagini, e tu sei così vivo che riesco quasi a toccarti — quasi, però, e non potrò arrivare a te.

Nonno, tu eri l’energia del fuoco acceso nel campo, e noi siamo stati lasciati soli nel campo, al buio; e abbiamo freddo e siamo tristi. So che la gente parla di una tragedia nazionale, e del conforto da dare all’intera nazione, ma noi sentiamo il vuoto enorme che resta in tua assenza quando la nonna non smette di piangere.

Pochi ti conoscevano davvero. Ora parleranno di te per un po’ di tempo, ma sento che in realtà non sanno quanto grande è il dolore, quanto grande la tragedia; qualcosa è stato distrutto. Nonno, tu eri e sei ancora il nostro eroe. Volevo che tu sapessi che quando facevo qualcosa, ti avevo sempre dinanzi agli occhi. La tua stima e il tuo amore ci accompagnavano passo dopo passo lungo il cammino, e le nostre vite erano sempre modellate sui tuoi valori. Tu, che non hai abbandonato nulla, ora sei abbandonato. E sei qui, mio onnipresente eroe, freddo, solo e non posso fare nulla per salvarti. Mi manchi così tanto.

Altri più importanti di me hanno già tessuto il tuo elogio, ma nessuno di loro ha provato la gioia che io ho avuto di sentire le carezze delle tue mani calde e dolci, di meritare il tuo caldo abbraccio che era riservato solo a noi, di vedere quel tuo mezzo sorriso che trovavo così eloquente, quello stesso sorriso che non c’è più, congelato nella tomba insieme a te. Non ho desiderio di vendetta perché il mio dolore e il mio senso di perdita sono grandi, troppo grandi.

Non so come concludere; lasciata senza alternative, ti dico arrivederci, eroe, e chiedo di riposare in pace, e di pensare a noi, e sentire la nostra mancanza, noi che quaggiù ti amiamo così tanto. Immagino che gli angeli ti stiano accompagnando ora, e chiedo loro di prendersi cura di te, poiché tu meriti la loro protezione.

Articolo pubblicato originariamente in Confini, gennaio 2000, a firma di Noa Ben-Artzi Philosof.

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