Dialisi e trapianto di rene: liberazione e perdita
È la salvezza, è la rinascita, è la scialuppa di salvataggio mentre la nave affonda: il trapianto di rene. Il trapianto è la speranza per una persona che all’improvviso si sente diagnosticare un’Insufficienza Renale Cronica e apprende che i suoi reni sono danneggiati irrimediabilmente. Il paziente apprende che dovrà sottoporsi ripetutamente e per sempre alle sedute di dialisi, una terapia salvavita che consiste nel purificare il sangue almeno tre volte alla settimana attraverso un’enorme macchina.
Il tempo che la dialisi ruba alla vita di una persona è un tempo pieno di dolore sia fisico sia mentale. Ma c’è una via di fuga dalla «prigione dialisi» ed è il trapianto renale. Chi risulterà idoneo all’immissione in Lista Attiva Trapianto saprà che la media di attesa per il trapianto si aggira intorno ai tre anni. Per le persone in dialisi il tempo della lista è sempre un tempo lunghissimo.
Così il nostro paziente sognatore arriva al trapianto, si addormenta e quando si risveglia nel suo corpo è stata posizionata una porzione del corpo di un «altro»: se il corpo riuscirà a non rigettare il nuovo rene, sarà libero dalla dialisi. Con il trapianto renale la qualità della vita ritorna a valori quasi normali e si registrano progressivamente miglioramenti a livello familiare, lavorativo, sociale e sessuale.
Eppure dalla postazione di un servizio psicologico si può osservare un fenomeno inaspettato. In alcuni casi, nelle persone trapiantate, un nuovo sentimento si fa spazio: è un senso di abbandono, di solitudine. La grande madre-ospedale, dopo averlo accudito per lunghi anni, si libera del paziente, lo affida all’ASL per gli esami di routine. «Sono libero, dovrei essere contento. No che non sono contento, mi sento tradito, ripudiato». In realtà il riconoscimento del paradosso ha reso possibile la comprensione e l’accettazione di questa nuova realtà emotiva. Proprio per questa persona, da qui in poi, è stato più semplice continuare il difficile cammino di adattamento alla vita.
Articolo pubblicato originariamente in Confini, settembre 2007, a firma di Linda Bennardi.