Dialoghi
Vita Associativa

Dialoghi

1 Maggio 2001
2 min di lettura

Pubblichiamo una lettera dell’ingegner Daniele Fogli, che interviene per precisare il proprio pensiero a seguito dell’Editoriale del numero precedente. Fogli chiarisce di non aver mai affermato a Treviso che le SOCREM siano destinate alla sparizione: ritiene piuttosto che sarà un fatto naturale, fra cinquant’anni o più, quando la cremazione si sarà affermata in Italia allo stesso modo di altri Paesi europei. Afferma però che ogni situazione che veda le SOCREM affidatarie dirette di un servizio pubblico senza gara debba, a suo parere, sparire, per permettere l’effettiva concorrenza di mercato. Riconosce molti meriti al movimento cremazionista italiano, fra i quali quello di aver garantito la cremazione quando nessun Comune era interessato a fornirla.

La redazione risponde integrando la lettera con alcune precisazioni. Il ruolo delle SOCREM non è storicamente esaurito: anche se la pratica cremazionista dovesse diventare largamente maggioritaria, resterebbe come insostituibile funzione delle SOCREM quella di tutelare la volontà e la dignità dei defunti, di vigilare perché la cremazione non diventi una asettica tecnica per smaltire cadaveri. In questo senso, la collocazione delle SOCREM in un indistinto calderone associativo fa torto non solo alla storia del movimento ma anche al suo presente. Oggi le SOCREM sono in linea con quelle Associazioni di promozione sociale espressamente tutelate dalla legge 7 dicembre 2000, n. 383.

La redazione ribadisce inoltre che risultano incomprensibili le perplessità che l’ingegner Fogli sembra avere nei confronti della SOCREM come «imprenditore gestore di crematori»: queste associazioni sono enti morali, senza fini di lucro e in grado di garantire un servizio scrupoloso e attento, e rappresentano una soluzione quasi avveniristica, proprio per la capacità di coniugare il non profit con l’efficienza e il rifiuto di ogni tentazione speculativa sulla morte. Non sembra infine vero che, con la gratuità della cremazione, le tre pratiche funebri vengano messe sullo stesso piano: la gratuità sancita dalla legge del 1987 scaturiva dalla consapevolezza che nel nostro Paese tradizioni culturali di lungo periodo si oppongono a un incremento «spontaneo» della cremazione.

Articolo pubblicato originariamente in Confini, maggio 2001, a firma di Redazione.

Condividi questo articolo

Ancora da Vita Associativa

Società

Racconti dall’Aldilà

Il programma completo di un ciclo di otto incontri, alla sua prima edizione, che si propone di indagare, nell'assoluta concretezza, come l'umanità si sia affacciata al più esistenziale ignoto e all'insondabilità della…

Vita Associativa

Il rito che manca

Nel 2024 i crematori italiani hanno trattato 253.355 cadaveri, ai quali si aggiungono oltre 45.000 resti mortali. Gli impianti censiti erano 91 e l’incidenza della cremazione ha raggiunto circa il 39 per cento dei…

Vita Associativa

Notiziario Fondazione Ariodante Fabretti

Le attività editoriali e di ricerca della Fondazione Fabretti: il nuovo numero di «Studi Tanatologici» (III, 2007) e il progetto «Luoghi e culto dei defunti in Piemonte» nell'ambito del Progetto Alfieri.

Lettere dai Confini

Articoli, letture, documenti d'archivio e appuntamenti per attraversare il presente da un'altra prospettiva.

Iscriviti alle Lettere →