Dire addio nell’Armonia del Colore, della Luce e della Bellezza
Questa pagina altamente poetica sulla cremazione appartiene all’autobiografia di Isadora Duncan, leggendaria danzatrice americana. Nata a San Francisco nel 1878, fu colei che rinnovò la danza accademica, dando inizio alla «danza libera», ispirata alle figurazioni dell’arte greca. Dopo le difficoltà iniziali in patria, viaggiò in Europa, dove ottenne grandi successi. Dallo scenografo Gordon Craig ebbe una figlia nel 1905, morta pochi anni dopo. A questa tragedia si ispira il testo che presentiamo. Ella stessa perì tragicamente nel 1927 a Nizza, strangolata dalla propria sciarpa impigliatasi nella ruota dell’automobile.
Fin dalla più remota infanzia, ho sempre sentito una grande antipatia per tutto ciò che riguarda le chiese e il dogma. La lettura d’Ingersoll, di Darwin e la filosofia pagana hanno accentuato questa antipatia. Come ebbi il coraggio di rifiutare il matrimonio, e di oppormi a che i miei figli venissero battezzati, così rifiutai di ammettere la mascherata di quello che si chiama un funerale cristiano. Non avevo che un desiderio, ed era che questa orribile disgrazia fosse trasformata in bellezza.
La sventura era troppo grande per le lagrime. Non potevo piangere. Una quantità di amici veniva da me piangendo. Una folla di gente stava in giardino e nella strada, piangendo, ma io non volevo piangere, volevo solamente che tutta questa gente in nero venuta per dimostrare la sua simpatia, fosse trasformata in bellezza. Non mi vestii di nero. Perché cambiare vestito? Ho sempre pensato che il lutto è assurdo e inutile.
Ma come è difficile in un giorno distruggere gli istinti della bruttezza e creare quelli della bellezza! Se avessi potuto fare quello che volevo, non ci sarebbero stati quei sinistri uomini in cilindro, né quelle corone, e nessuna di quelle brutte e inutili dimostrazioni che danno alla morte un orrore macabro invece di farne una esaltazione. Splendido fu l’atto di Byron che bruciò il corpo di Shelley su di un rogo presso la riva del mare scintillante! La civiltà non mi permise che la scelta inferiore del forno crematorio.
Verrà un giorno in cui l’intelligenza del mondo si ribellerà contro gli orribili riti della Chiesa e creerà per i morti qualche cerimonia veramente bella. Già la cremazione è un grande progresso sull’orribile abitudine di nascondere i cadaveri. Fui criticata e condannata da parecchi cristiani osservanti che giudicarono che ero una donna spaventevole, una donna senza cuore, poiché desideravo dire addio ai miei cari nell’Armonia del Colore, della Luce e della Bellezza, e avevo portato i loro corpi al crematorio invece di deporli entro la terra perché vi fossero divorati dai vermi.
Giunsi nella lugubre cripta del crematorio e vidi davanti a me le bare che contenevano le teste bionde, le mani giunte, fragili come fiori, i piccoli piedi rapidi dei loro esseri che io amavo. E tutto ciò stava per essere abbandonato alle fiamme. Ben presto, commovente pugno di cenere, tutto questo sarebbe rimasto immoto, per sempre. Qualche volta ho l’impressione che i morti non vadano in una lontana contrada, e neppure che volteggino invisibili fra noi. Ho invece la sensazione che al momento della morte essi penetrino in noi, prendendo possesso di noi, abitino in noi. Da dove viene il bimbo? Dalla madre; e può darsi che morendo il bimbo torni a rifugiarsi in sua madre per non manifestare che di tanto in tanto la sua presenza. (Da Isadora Duncan, La mia vita, Savelli, Milano 1980)
Articolo pubblicato originariamente in Confini, maggio 2000, a firma di Isadora Duncan.