I risultati del questionario sulla cremazione
Nel maggio 2000 fu inviato ai Soci della SOCREM di Torino, unitamente alla rivista «Confini», un questionario di 22 domande a risposta chiusa. Ai Soci veniva richiesto di delineare il proprio profilo personale e di esprimere la propria opinione sulle ragioni della scelta cremazionista, sulle attività culturali, sul rito del Commiato e sulla prospettiva di una legalizzazione della dispersione. Ultimata l’elaborazione statistica dei 5000 questionari pervenuti (a opera di Anna e Silvia Perona), siamo in grado di fornire i risultati.
Il campione è estremamente significativo, per numerosità ed eterogeneità (la Socrem di Torino ha un bacino di circa 38.000 Soci tra Piemonte e Valle d’Aosta). Il numero di uomini e donne che hanno risposto è pressoché uguale (2409 contro 2307). Le fasce di età che più massicciamente hanno risposto partono dai 45 anni, con un picco fra i 65 e i 74. Questo conferma che i nostri contemporanei tendono a pensare tardi alla destinazione finale del proprio corpo, in genere dopo i 45 anni: è probabilmente l’esperienza della morte dell’altro che fa entrare la morte nella sfera di riflessione delle persone.
Quanto alla professione, è preponderante il numero dei pensionati e delle casalinghe, ma colpisce quello degli impiegati. I laureati sono l’11% del totale; la maggioranza del campione è fornita di un titolo di diploma. Si constata una notevole differenziazione sociale e culturale: non più scelta elitaria come a fine ‘800, nel terzo millennio la cremazione si avvia a essere, almeno nelle grandi città del Centro-Nord, una scelta di massa che coinvolge strati sociali eterogenei.
La cremazione viene vista soprattutto come pratica di civiltà, connessa all’avversione alla decomposizione e al rispetto della dignità dell’uomo. La distinzione per appartenenza religiosa mette in luce un 62% di cattolici, seguiti da protestanti, buddisti ed ebrei: è chiaro che i cattolici hanno abbandonato ogni diffidenza, e che dal 1963 — anno dell’accettazione della cremazione da parte della Chiesa — un lungo cammino è stato percorso.
Sul quesito della dispersione, la legge 130 ha incontrato il favore della maggioranza: le risposte affermative sono il 55% dei cattolici, il 67% dei protestanti, la quasi totalità dei buddisti. Diverso è l’atteggiamento in rapporto all’età: netta predominanza dei sì fino a 54 anni, mentre oltre i 75 anni i no quasi li eguagliano. È probabile che l’approssimarsi della fine della vita porti a riconsiderare il significato della conservazione dei resti, legata a un culto della memoria collegabile a un luogo fisico. Quanto al rito del Commiato, fra coloro che vi hanno partecipato la valutazione positiva è altissima, tra il 94% e il 98%.
Tutti i dati e la loro elaborazione statistica sono a disposizione di chiunque voglia prenderne visione presso la Fondazione Ariodante Fabretti.
Articolo pubblicato originariamente in Confini, gennaio 2002, a firma di Redazione.