Il Centro A. Fabretti
Tanatologia

Il Centro A. Fabretti

1 Maggio 1995 · di Redazione Confini Magazine
3 min di lettura

Nasce a Torino un gruppo di studio interdisciplinare sulla morte. Storici, antropologi, sociologi, psicologi, giuristi e medici lavoreranno insieme per analizzare il rapporto tra gli uomini e la morte.

La morte è un fatto privato, ma anche, e soprattutto, un fatto sociale. È attorno alla morte, e ai riti che la accompagnano, che le società di ogni tempo e di ogni luogo hanno costruito una parte rilevante della loro identità. Studiare la morte, allora, significa studiare la vita: i valori, le paure, le speranze, le strutture stesse di una comunità.

È con questa convinzione che è nato a Torino il Centro Studi «Ariodante Fabretti», un gruppo di lavoro interdisciplinare promosso dalla Società per la Cremazione e dall’Istituto Cultura e Società Luigi Pagliani. Il Centro — che quanto prima si trasformerà in fondazione — si propone come punto di riferimento, a livello nazionale, per tutti gli studiosi che, nelle diverse discipline, si occupano del complesso rapporto tra gli uomini e la morte.

L’intitolazione ad Ariodante Fabretti non è casuale. Storico, paletnologo, patriota mazziniano, deputato, senatore, Fabretti (1816-1894) fu tra i fondatori e a lungo presidente della Società per la Cremazione di Torino. La scelta della cremazione, nella seconda metà dell’Ottocento, era una scelta di forte significato civile e culturale: una rivendicazione di libertà di coscienza, un gesto laico di emancipazione dalle imposizioni religiose, un atto di fiducia nella ragione e nel progresso. Intitolare a Fabretti un centro di studi sulla morte significa, dunque, rivendicare una tradizione di pensiero laico e tollerante, attenta alla dignità dell’uomo e alla libertà delle sue scelte.

Il Centro si articola in diverse aree di ricerca. C’è l’area storica, che studia l’evoluzione degli atteggiamenti collettivi di fronte alla morte, sulla scia dei grandi lavori di Philippe Ariès e di Michel Vovelle. C’è l’area antropologica, che indaga i riti funerari nelle diverse culture. C’è l’area sociologica, che analizza il modo in cui le società contemporanee — e in particolare quella occidentale — rimuovono e nascondono la morte. C’è l’area psicologica, che si occupa dell’elaborazione del lutto e del rapporto tra l’individuo e la propria fine. E ci sono le aree giuridica e medica, che affrontano i temi, sempre più attuali e controversi, della bioetica, dell’eutanasia, della definizione stessa del momento della morte.

L’obiettivo del Centro non è soltanto quello di promuovere la ricerca, ma anche di diffonderne i risultati. Sono previsti convegni, seminari, pubblicazioni, una rivista scientifica e una biblioteca specializzata che raccolga la documentazione sul tema, oggi dispersa e di difficile reperimento. Si tratta, in sostanza, di colmare un vuoto: in Italia, a differenza di quanto avviene in altri Paesi, mancava finora una struttura organizzata e permanente dedicata allo studio sistematico della morte.

Un campo di studi, questo, che può apparire lugubre o macabro a chi lo guardi superficialmente. In realtà, è un campo profondamente legato alla vita. Perché capire come gli uomini hanno affrontato, nei secoli, l’ineluttabilità della propria fine, significa capire come hanno vissuto. E forse, anche, aiutare gli uomini di oggi a vivere — e a morire — con maggiore consapevolezza e dignità.

Articolo pubblicato originariamente in Confini, maggio 1995, a firma di Giovanni De Luna.

Condividi questo articolo
Redazione Confini Magazine
Redazione Confini Magazine
Staff editoriale

Ancora da Tanatologia

Tanatologia

La morte positiva entra nella legge

Nel settembre del 2025 il New Jersey è diventato il quattordicesimo Stato americano ad autorizzare il compostaggio umano. Il corpo viene collocato in un contenitore insieme a materiali vegetali e, attraverso un processo…

Vita Associativa

Il rito che manca

Nel 2024 i crematori italiani hanno trattato 253.355 cadaveri, ai quali si aggiungono oltre 45.000 resti mortali. Gli impianti censiti erano 91 e l’incidenza della cremazione ha raggiunto circa il 39 per cento dei…

Lettere dai Confini

Articoli, letture, documenti d'archivio e appuntamenti per attraversare il presente da un'altra prospettiva.

Iscriviti alle Lettere →