Il Centro Studi PALLIO e la formazione alle Cure Palliative in Piemonte
Tanatologia

Il Centro Studi PALLIO e la formazione alle Cure Palliative in Piemonte

1 Settembre 2004
4 min di lettura

Il 27 ottobre 1995 presso la Palazzina di Caccia di Stupinigi veniva presentato col nome di «PALLIO» un progetto nato da un’idea: consentire al tempo del fine vita – e quindi alla morte – di aprirsi ad una dimensione non contaminata da sentimenti di abbandono e fallimento, ma di affrontarli in un clima di competenza, rispetto, attenzione e dignità.

I sostenitori dell’idea, molti impegnati sul campo nell’accompagnamento di malati oncologici in fase avanzata di malattia, avevano da poco formalizzato il loro manifesto d’intenti in un Centro Studi per le Cure Palliative e l’Assistenza Oncologica, denominato appunto PALLIO, i cui soggetti promotori istituzionali furono CESPI (Associazione Centro Studi Professioni Sanitarie, Torino) e FARO (Fondazione Assistenza e Ricerca Oncologica, Torino). L’obiettivo dichiarato era diventare un nuovo paradigma: «Curare quando non si può più guarire».

I postulati del manifesto affermavano a gran voce che le Cure Palliative rappresentano un’attitudine che si traduce in un’attenzione alla persona, alla vita, prima della malattia; sono rivolte a pazienti che non rispondono più a trattamenti clinici capaci di curare la malattia originaria; prendono atto che il «core» è prevalente sul guarire; hanno come obiettivo prioritario la qualità della vita del paziente; non affrettano né posticipano la morte; alleviano il dolore e gli altri sintomi; considerano il morire un processo naturale; consistono in attività rivolte al malato e alla sua famiglia. La sede più idonea alla realizzazione delle Cure Palliative è il domicilio quando esistono le condizioni di supporto necessarie.

Corsi residenziali e formazione formatori

Dal 1997 ad oggi le attività formative svolte sono state numerose. I corsi residenziali, rivolti prioritariamente a medici e infermieri ma aperti alle altre figure operanti nell’équipe di Cure Palliative, rappresentano lo strumento per l’acquisizione delle caratteristiche di base per lavorare in Cure Palliative. Declinati su 12 giornate formative suddivise in due moduli, tendono, essendo residenziali, a creare le condizioni di clima favorevoli all’apprendimento, la riflessione, lo scambio, la condivisione. A tutt’oggi i corsi realizzati sono 13, per un totale di 462 partecipanti.

Al fine di creare un pool di competenze affini, PALLIO ha progettato e realizzato nel 2000 un Corso di formazione formatori in Cure Palliative, articolato in 9 giornate di formazione a tempo pieno, residenziale. A partire dal 2002 la Regione Piemonte ha commissionato a PALLIO tre corsi di approfondimento indirizzati prevalentemente a operatori che hanno già frequentato il corso base.

Accompagnare la vita fino alla morte

Il corso, non residenziale, si compone di due moduli per un totale di cinque giornate. La finalità del corso è orientata ad approfondire le tematiche dell’accompagnamento del malato e della famiglia nei processi di attaccamento-separazione-lutto e cordoglio, ed esplorare che cosa accade all’operatore che accompagna. In particolare nel secondo modulo, «Accompagnare la persona alla fine della vita con i bambini», che ha carattere esperienziale, si esplora la varietà e le possibilità di trasformare i gesti della cura in incontro autentico, confermando l’esistere della persona fino alla fine.

Prendersi cura di chi cura. Prevenire e affrontare il di-stress in oncologia e cure palliative

«Prendersi cura di chi cura» non è ancora un tema riconosciuto fra i professionisti dell’aiuto, sebbene sia considerato dalla letteratura di settore uno degli elementi indispensabili ai fini della prevenzione del burn-out. Il corso, residenziale, si compone di 5 giornate formative. Il corso si propone di sperimentare con i partecipanti un percorso di cura di sé, speculare al lavoro di cura con il malato e la famiglia, attraverso il linguaggio stesso della cura: la narrazione, le immagini, il corpo.

Da 1997 ad oggi molto lavoro è stato fatto nell’ottica di adeguare le performance degli operatori ai bisogni emergenti dei malati e delle famiglie in Cure Palliative. La Regione Piemonte ha iniziato la formazione degli operatori prima dell’avvio dei servizi, e si è adoperata perché il sistema di selezione dei partecipanti privilegiasse una formazione diffusa su tutto il territorio regionale e nelle differenti tipologie di servizi. Tuttavia la necessità di avere nei servizi operatori formati non è ancora completamente soddisfatta, soprattutto alla luce della realizzazione del programma di apertura degli Hospice. Come ricordato, la Regione Piemonte ha iniziato la formazione degli operatori prima dell’avvio dei servizi.

Articolo pubblicato originariamente in Confini, settembre 2004, a firma di Caterina Marsaglia, Cesarina Prandi.

Condividi questo articolo

Ancora da Tanatologia

Tanatologia

La morte positiva entra nella legge

Nel settembre del 2025 il New Jersey è diventato il quattordicesimo Stato americano ad autorizzare il compostaggio umano. Il corpo viene collocato in un contenitore insieme a materiali vegetali e, attraverso un processo…

Vita Associativa

Il rito che manca

Nel 2024 i crematori italiani hanno trattato 253.355 cadaveri, ai quali si aggiungono oltre 45.000 resti mortali. Gli impianti censiti erano 91 e l’incidenza della cremazione ha raggiunto circa il 39 per cento dei…

Lettere dai Confini

Articoli, letture, documenti d'archivio e appuntamenti per attraversare il presente da un'altra prospettiva.

Iscriviti alle Lettere →