Il gioco e il tabù. La morte nella società delle Reti
Dopo una serie di premesse contestualizzanti, connesse al tema del rapporto tra rituali e postmodernità e alle logiche del gioco come chiave di lettura del nostro tempo, l’autrice introduce il vero tema del libro: il rapporto tra nuove tecnologie e nuove forme di ritualità connesse alla morte, con particolare riguardo ai cosiddetti cimiteri virtuali. I mass-media di ultima generazione, e soprattutto la Rete, hanno contribuito a definire nuovi spazi di socializzazione dell’esperienza della perdita, e dunque nuovi contesti sociali entro cui ridare senso ai rituali funebri.
La postmodernità è caratterizzata da nuove forme di spazialità, sempre più aperte e contaminate: la Rete diviene la massima espressione di queste logiche distributive della soggettività, dislocata e «raccontata» attraverso costellazioni identitarie che abbracciano spesso più spazi digitali. Due sostanziali conseguenze, come sottolinea l’autrice: la prima riguarda l’espansione dello spazio, che diviene «aumentato»; la seconda la costante contaminazione tra due sfere, ritenute fino al periodo moderno nettamente separate, la sfera pubblica e la sfera privata. I processi di negoziazione di senso coinvolgono sempre più le «piccole narrazioni» custodite nella memoria del singolo, e nella Rete acquisiscono caratteristiche specifiche: l’accessibilità dalla propria abitazione, la rottura della calendarizzazione canonica dei riti, la facilità di utilizzo e la possibilità di personalizzazione fanno del rito virtuale una manifestazione personale e personalizzabile, ma non per questo privata.
Fiorenza Gamba riconosce ai cimiteri virtuali essenzialmente quattro funzioni: in primo luogo assolvono una funzione celebrativa, sono cioè spazi entro cui ricordare solennemente la persona amata, ridefinire attraverso nuove forme di sacralità il rapporto tra vivi e morti; il cimitero virtuale è comunque anche un luogo per l’elaborazione del lutto, dove sperimentare il sostegno degli altri sempre meno presente nei contesti reali del quotidiano; con un ruolo trasversale, l’autrice riconosce ai cimiteri virtuali una funzione comunicativa e, accanto a questa, pone quella ludica. Il testo, attuale, serio e al contempo piacevole e avvincente per il fascino deduttivo che un tema come la morte riesce a suscitare in ognuno di noi, si presta a diversi percorsi di lettura che vanno da una riflessione generica sul tema della morte a un approfondimento sul particolare contesto della realtà della Rete. Il titolo, ermetico e forse poco esplicativo dei contenuti, corrisponde al desiderio, da parte della sociologia italiana, di sistematizzare i contributi conoscitivi sulla morte e di attualizzare questo tema, spesso tenuto al di fuori della riflessione scientifica.
Articolo pubblicato originariamente in Confini, ottobre 2008, a firma di Alessandra Micalizzi.