Il percorso del lutto e la scelta della cremazione
La morte di un famigliare o di una persona amata rappresenta una delle esperienze più drammatiche dell’esistenza umana. Quando parliamo di lutto intendiamo quell’insieme di sentimenti, di vissuti e di comportamenti che costituiscono in generale la «reazione» alla perdita di una persona importante o significativa. Nel descriverne l’evoluzione naturale consideriamo il lutto come un percorso emotivo e psicologico che richiede un vero e proprio «lavoro mentale», la cui conclusione avviene con il reinvestimento di energie e di interesse per il mondo.
Il lutto è un percorso. Il percorso del lutto si evolve solitamente attraverso diverse fasi. Lo stordimento è la fase iniziale, in cui la persona vive sotto una cappa di angoscia accompagnata talvolta da un forte senso di irrealtà. La fase di ricerca è caratterizzata dallo struggimento per la figura perduta, e talvolta dall’illusione che la morte sia reversibile; sono frequenti i sentimenti di rabbia e aggressività. La fase di disorganizzazione e disperazione viene raggiunta con la consapevolezza piena della perdita e della sua irreversibilità. La fase di riorganizzazione è connotata dalla ripresa di contatto con la vita.
Il lutto patologico. Non sempre il percorso si svolge secondo il processo fisiologico descritto: la persona può bloccarsi in una delle fasi e il lutto divenire cronico, sfociando in una forma depressiva oppure in una negazione della realtà della morte. Il rischio di lutto cronico è collegato a diversi aspetti: l’età del superstite, una relazione fortemente ambivalente con il defunto, le modalità di gestione della fase terminale, e soprattutto la carenza di supporto sociale, particolarmente rilevante nei contesti urbani dove le persone si trovano spesso sole ad affrontare momenti tanto difficili.
Il percorso del lutto e la scelta della cremazione. Primi dati di un’indagine. Negli ultimi anni vari autori, e in particolare la sociologa francese Patricia Belhassen, hanno sostenuto che la cremazione, e in particolare la dispersione delle ceneri, costituirebbero una complicanza al percorso del lutto, in quanto verrebbe meno un luogo delle spoglie, cioè uno spazio fisico che rappresenti un luogo della memoria. In virtù di tali considerazioni mi sono chiesta se la scelta cremazionista possa costituire un elemento significativo nel processo del cordoglio. A tale scopo ho condotto per conto della SOCREM e della Fondazione Fabretti un’indagine, di cui riassumo alcune riflessioni e i primi parziali dati.
Sono state intervistate finora 10 persone, 5 uomini e 5 donne. La scelta della cremazione è stata decisa nel 70% dei casi dal defunto stesso. Le risposte sul rapporto con il luogo delle ceneri indicano una sovrapposizione di vissuti tra il luogo delle ceneri e la tomba per terra o nel loculo: in entrambi i casi il luogo viene vissuto come ugualmente significativo. Diversi intervistati ribadiscono il gradimento del cimitero cremazionista, vissuto come più accogliente.
Conclusioni. La scelta della cremazione sembrerebbe, almeno riferendola a questi dati, non costituire un elemento rilevante a connotare una complicanza del lutto, mentre sembrerebbe essere una dimensione facilitante il lutto soprattutto rispetto alla preparazione di se stessi alla propria morte. Le persone che scelgono la cremazione sembra si rapportino alla morte con una maggiore familiarità: la scelta sembra corrispondere a una integrazione dell’idea della morte nel proprio interno. Come scriveva Freud: «Se vuoi poter sopportare la vita, disponiti ad accettare la morte».
Articolo pubblicato originariamente in Confini, settembre 2001, a firma di Stefania Chiodino.