Il richiamo del nulla e la spiritualità della cremazione
Tanatologia

Il richiamo del nulla e la spiritualità della cremazione

1 Gennaio 2005
4 min di lettura

L’intervento di Emanuele Severino. Ripubblichiamo il testo di Emanuele Severino apparso sul «Corriere della Sera» di domenica 3 ottobre 2004, la risposta — purtroppo non pubblicata — che Bruno Massimo Albarelli, Presidente della Federazione Italiana per la Cremazione, ha successivamente indirizzato al giornale e un ampio stralcio di un articolo che Giovanni De Luna ha pubblicato sulla «Stampa» del 2 novembre 2004.

I dati che certi riguardano Milano. Ma sembra che possano essere estesi a tutta l’Italia settentrionale. Al Nord la volontà di far cremare il proprio cadavere sta crescendo molto più rapidamente che al Sud. Secondo Severino, il riscontrato aumento dei suicidi andrebbe messo in relazione alla crescita delle cremazioni: chi si presenta come fonte di suicidio da parte di chi, vivendo, non è riuscito a uccidersi, è deluso della propria esistenza la vuole soppressa, incenerendo perfino quel poco che ancora per un poco rimane nel cadavere. Severino legge nel gesto cremazionista un motivo di desacralizzazione crescente.

La replica di Bruno Massimo Albarelli, Presidente della Federazione Italiana per la Cremazione. Egregio Direttore, ho letto sul Suo giornale l’articolo del filosofo Emanuele Severino di domenica 3 ottobre. In quanto Presidente della Federazione Italiana delle Società per la Cremazione, le tesi espresse mi hanno sollecitato alcune riflessioni che avrei piacere di condividere con i Suoi lettori. Senza entrare nel merito delle posizioni filosofiche di Severino, viene subito in mente, rispetto al rischio peraltro individuato di molti intellettuali in Italia e in altri paesi europei, che la cremazione in Occidente si riduca a rappresentare nella mentalità collettiva un più rapido e meno problematico smaltimento del cadavere. Ben lungi dall’avere esaurito il loro compito storico, quello della diffusione della pratica della cremazione, le Socrem sono oggi all’avanguardia in Italia nel contrastare proprio la tendenza alla «desacralizzazione». Esiste innanzitutto, tra coloro che optano per la cremazione, una spiritualità religiosa, che non collega tale scelta né alla sfiducia nella resurrezione della carne né al disprezzo per la vita. Ed esiste inoltre una cultura laica, che può essere lontana da una visione materialistica della vita, caratterizzata da una radicata spiritualità fatta di profondo rispetto per l’uomo e di una memoria del cuore e della mente. Grazie dell’ospitalità.

Il cammino della cremazione, di Giovanni De Luna. È toccato a Torino affrontarlo per prima, ma il problema esiste per tutti. I cimiteri scoppiano, le città dei morti contendono a quelle dei vivi uno spazio urbano che diventa sempre più esiguo e affollato. Le nuove sepolture insidiano le vecchie, le scalzano, le strattonano; la composizione multietnica della nostra società solleva l’esigenza di una diversa ritualità, così che le politiche funerarie si addensano un groviglio di nodi irrisolti che sarebbe riduttivo liquidare solo nei loro aspetti burocratico-amministrativi quando ne è ormai ovvia la dimensione culturale.

Aggi qualcosa è cambiato: la morte è un evento che possiamo gestire. Possiamo scegliere. E la cremazione è prima di tutto una scelta. Non c’è nessun automatismo, non si può lasciar fare agli altri. Se si vuole essere cremati bisogna esprimere una precisa volontà in questo senso, bisogna volerlo. Chi sceglie la cremazione dispone volontariamente del destino del suo corpo dopo la morte. Certo che c’è una radice culturale in questa scelta, ed è la proclamazione della propria soggettività anche di fronte all’ineluttabilità della morte tanto da essere progressivamente arricchita di una forte valenza simbolica e rituale.

Su una cosa sono però d’accordo con Severino: il cimitero non può essere soltanto una sorta di deposito dove abbandonare i morti. Lo «scandalo» di Torino ha fatto capire che in quello spazio confluiscono troppe tensioni irrisolte, troppe memorie non ancora pacificate, troppi lutti non elaborati. Uno degli elementi cardine del patto su cui si fondano le regole della convivenza civile e della cittadinanza riguarda proprio l’affidamento dei propri morti alla cura e alla protezione delle istituzioni, soprattutto in una società laica e secolarizzata.

Articolo pubblicato originariamente in Confini, gennaio 2005, a firma di Emanuele Severino, Bruno Massimo Albarelli, Giovanni De Luna.

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