La cremazione e il nuovo regolamento di polizia mortuaria
Diritto e Volontà

La cremazione e il nuovo regolamento di polizia mortuaria

1 Gennaio 2001
5 min di lettura

Intervento effettuato nel corso del convegno «Scegliere la cremazione», organizzato dal Comune di Treviso e ivi tenutosi il 20 maggio 2000.

In Italia la cremazione è un servizio pubblico, quindi perfettamente allineato agli altri servizi come l’inumazione e la tumulazione, ma, a differenza delle altre forme di sepoltura, esso incontra più problemi amministrativi: è più complicata sotto il profilo burocratico. C’è però un motivo: la cremazione risulta essere un processo definitivo, non si può tornare indietro e dire ci siamo sbagliati. Essendo un processo definitivo, non si possono più trovare le prove di eventuali delitti; ecco perché occorrono tutta una serie di garanzie a monte.

Focalizzerei l’attenzione sul nuovo progetto di legge, cosiddetto «Bielli», il quale prevede che la cremazione possa avvenire con la semplice richiesta di uno solo dei familiari. Oggi, invece, esiste una procedura a livello regolamentare in cui la cremazione può avvenire solo per espressa volontà del defunto oppure del coniuge, in primis, e dei familiari se quest’ultimo non c’è più. L’attuale norma prevede che tutti i figli siano d’accordo. Ciò crea non pochi problemi in una società come la nostra, dove le persone si spostano velocemente in diversi Paesi.

Lo schema di nuovo Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria fa un passo avanti poiché prevede per la cremazione la semplice volontà della maggioranza assoluta dei familiari di pari grado, proprio per semplificare le procedure. Un’altra novità sarà la possibilità di trasmettere la volontà di essere cremato con i mezzi telematici: quindi con fax o posta elettronica, ovviamente con mittente riconoscibile dall’Amministrazione Comunale. Anche la doppia firma del medico che attesta la morte viene eliminata: il compito sarà esclusivamente del medico necroscopo.

L’approvando D.P.R. prevede, entro 6 anni dall’uscita del nuovo Regolamento, la costituzione di una rete nazionale di crematori, uno per Regione, e inoltre, al massimo dopo altri 6 anni, in ciascun ambito territoriale che abbia almeno 4.000 decessi; quindi circa ogni Provincia, entro 12 anni dall’uscita del Regolamento, dovrebbe essere munita del proprio forno crematorio. Il servizio sarà di spettanza dei Comuni, che potranno affidare la gestione degli impianti ad una società a maggioranza pubblica, con possibilità di affidamento diretto, o gestire in economia; oppure a terzi previa gara. Quindi, quella sorta di privativa di fatto che diverse SOCREM hanno per la gestione di impianti di cremazione, in realtà sparirà.

Vorrei analizzare la realtà trevigiana. Le sepolture a Treviso sono circa 700 all’anno, e 70 sono le richieste per la cremazione, circa il 10%. In Italia i due terzi delle salme vengono tumulate in loculi o in tombe private. Di conseguenza i processi naturali di scheletrizzazione risultano alterati, poiché tale forma di sepoltura tende a conservare la salma. Ecco quindi che il nuovo Regolamento individua dei meccanismi alternativi come ad esempio la tumulazione aerata, oppure aggiungendo sostanze biodegradanti. Un’alternativa c’è: la cremazione.

Fondamentalmente esiste una responsabilità che è quella di garantire la sepoltura e quindi effettuare impianti di cremazione che possono risolvere i tanti problemi di gestione dei cimiteri, altrimenti saremo costretti a continui interventi di ampliamento cimiteriale o ad individuare nuove aree. Proprio l’individuazione di nuove aree da adibire a cimiteri crea molte perplessità dal punto di vista urbanistico, soprattutto per quanto riguarda l’abbattimento dei valori delle zone.

Quanto fin qui analizzato evidenzia gli elementi positivi a favore di un incremento della cremazione; non da meno però è importante sottolineare anche quali sono gli aspetti negativi. Fondamentalmente si tratta del fatto che la tumulazione dei feretri produce alti introiti per le Amministrazioni Comunali; con la cremazione, invece, gratuita o a basso costo per i cittadini, si va a determinare un calo delle entrate per gli Enti locali. Tant’è che, se la cremazione è l’ideale in termini di contenimento di espansione di aree, risulta invece essere un «buco» dal punto di vista delle entrate cimiteriali. Allo stato attuale, la cremazione è una grande opportunità economica offerta al cittadino. Non possiamo però pensare che l’attuale gratuità del servizio possa rimanere tale per sempre: dovrebbe essere previsto un onere equo e proporzionato, conservando il privilegio del costo zero solo per i cittadini indigenti.

Per quanto riguarda la dispersione delle ceneri, nel Regolamento non è previsto nulla, in quanto esiste già una legge dello Stato che la vieta e il Regolamento non può contrapporsi ad essa. I cimiteri sono uno dei posti fondamentali per la città: essi rispecchiano la memoria collettiva dei nostri cari, del passato, e dobbiamo confrontarci con la morte, non averne paura.

Ebbene, a mio avviso, la cremazione potrà avere un futuro maggiore in Italia se la Chiesa cambierà il proprio atteggiamento, se si avrà una liturgia specifica per questo rito, se il crematorio sarà concepito non come impianto di incenerimento, ma come luogo dove svolgere riti e dove procedere a una cerimonia che termina con un processo tecnico.

L’ingegner Fogli è Presidente del Comitato di lavoro sui cimiteri della Federazione Europea dei Servizi Funerari ed è attuale responsabile tecnico dei servizi funerari di SEFIT.

Articolo pubblicato originariamente in Confini, gennaio 2001, a firma di Daniele Fogli.

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