La cremazione? Razionale, austera, dignitosa
Società

La cremazione? Razionale, austera, dignitosa

1 Gennaio 2000
5 min di lettura

È possibile leggere nella scelta cremazionista di Indro Montanelli il retaggio di antiche tradizioni risorgimentali, una sorta di omaggio postumo al suo grande avo, Giuseppe Montanelli? È stato questo lo spunto che ha dato vita a una serrata conversazione con il grande giornalista, un breve dialogo sulla cremazione, ma non solo.

Confini. Montanelli, ha scelto di farsi cremare per testimoniare la sua ammirazione verso una tipica eredità dell’Italia laica e risorgimentale del secolo scorso?

Montanelli. No, anche perché la dimensione laica di Giuseppe Montanelli fu sempre molto tormentata, esposta alle lacerazioni di un rapporto accidentato con il cattolicesimo, così come affiora nitidamente dal suo carteggio con Lamennais e come si evince dalla crisi mistica sfiorata, e alimentata dalle sue controverse pulsioni nei confronti di Pio IX. E poi la cremazione storicamente non appartiene soltanto al filone mazziniano risorgimentale: alla fine dell’Ottocento erano cremazionisti anche gli anarchici e i socialisti. Poi, durante il fascismo, in particolare dopo il Concordato del 1929, a farsi cremare furono soprattutto quelli che intendevano così testimoniare la loro opposizione al regime, anche da morti.

Confini. E allora le motivazioni della sua scelta vanno cercate tutte nell’oggi?

Montanelli. Certamente. È stato il confronto con la sorte del mio corpo dopo la mia morte a indirizzarmi verso questa scelta. Questo corpo non lo si può conservare; e allora tanto vale distruggerlo piuttosto che lasciarlo decomporre. Non ho voglia di finire in pasto ai vermi. Mi sembra che la cremazione sia più pulita, più igienica, più razionale. E anche più definitiva. Quell’intermezzo sottoterra, quella prolungata permanenza nel buio di una tomba, sembra alimentare le più classiche ossessioni claustrofobiche, dando vita ai miei peggiori incubi notturni.

Confini. Sembra quasi di tornare alle paure per la «morte apparente» e per i «sepolti vivi» che attraversavano l’immaginario cremazionista di fine Ottocento.

Montanelli. Non è solo questo, non è solo un problema di conservazione/distruzione del corpo. In realtà, sento un prepotente bisogno di ritorno alla natura, avverto tutto il fascino di una continuità fisica, materiale, che dopo la mia morte mi permetta di continuare a far parte di questo mondo anche se in una «forma» completamente diversa. Ho chiesto espressamente che le mie ceneri siano sparse nei boschi di Fucecchio, il mio paese natio. Ho chiesto di tornare là dove andavo a caccia, nei luoghi di una mia infanzia segnata più dai campi e dalla natura che dalla civiltà urbana dove poi mi sono trovato a vivere. Non so se sarà possibile dal punto di vista legislativo; ma questo è il mio desiderio.

Confini. Queste sono tutte motivazioni squisitamente individuali. È possibile ancorare la sua scelta anche ad aspetti più complessivi, che riguardano il complesso della nostra società?

Montanelli. Guardi, a Fucecchio c’è un piccolo cimitero, raccolto, pieno di un fascino segreto. Ebbene, adesso sta implodendo; legioni di nuovi morti premono alle sue porte. Nuovi morti che reclamano spazio, allargamenti, superfici da divorare. Questi problemi di spazio in futuro saranno sempre più stringenti. La cremazione, anche in questo senso, mi sembra un modo razionale ed efficace per affrontare uno dei nodi più intricati dei nostri attuali assetti urbani.

Confini. Sempre in questa direzione più complessiva, le cifre annue delle percentuali dei cremati in Europa sono estremamente significative. Il 4% in Italia, contro il 37,8% in Germania, il 65,1% in Svizzera. Per di più, in Italia a sud di Roma non esiste un solo impianto crematorio. È possibile leggere tratti della nostra identità più profonda in queste cifre?

Montanelli. Le percentuali dei paesi anglosassoni e del Nord Europa rinviano a una ovvia differenza tra le due diverse tradizioni religiose, quella cattolica e quella protestante. Credo, però, che in futuro la scelta della cremazione si sottrarrà a questo tipo di condizionamenti religiosi e si proporrà sempre più come una scelta di razionale maturità. Quanto all’Italia, bisogna che ci si metta in testa che l’epoca delle «pompe funebri» è finita. Anche in questo senso, la cremazione con l’austera semplicità del suo rito, con la dimensione quasi schiva delle sue sepolture, è in grado di comunicare un senso di appartenenza più schietto, più immediato, meno barocco.

Giuseppe Montanelli, uno spirito libero e inquieto. Giuseppe Montanelli, nato a Fucecchio nel 1813, fu patriota, uomo politico e letterato. Collaborò all’«Antologia» del Vieusseux; nel 1840 fu nominato professore di diritto all’Università di Pisa. Spirito libero e appassionato, attraversò varie posizioni politiche. Entusiasta delle riforme di Pio IX, fu neoguelfo, quindi aderì alle idee di Gioberti. Partecipò alla guerra del 1848 al comando del battaglione universitario pisano, fu ferito a Curtatone, fatto prigioniero e trasportato in Austria. Tornato in patria nello stesso anno, fu deputato all’Assemblea toscana e lanciò l’idea di una costituente italiana. Dopo la fuga del Granduca nel febbraio ’49, fece parte del triunvirato di governo col Guerrazzi e il Mazzoni. Costretto poi all’esilio, fu in Francia e in Piemonte, partecipando ancora alla guerra del ’59. Animo profondamente religioso, anche su questo piano fece varie esperienze. Fu cattolico liberale, quindi sansimoniano, poi si fece evangelico. Affiliato alla loggia «Dante Alighieri» di Torino, fu oratore nell’Assemblea Massonica del 1° marzo 1862, in cui tentò, con David Levi e altri democratici, di far eleggere Garibaldi Gran Maestro. Nello stesso anno, poco prima di morire nella sua Fucecchio, venne eletto deputato di Pontassieve al Parlamento Subalpino.

Articolo pubblicato originariamente in Confini, gennaio 2000, a firma di Redazione.

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