La morte nella Rete
Death & Tech

La morte nella Rete

1 Maggio 2003
2 min di lettura

Il tentativo di stabilire una relazione tra i rituali funebri, intesi come strategie di immortalità, e Internet può a prima vista apparire come una forzatura o una dissacrazione. Ma una lettura più approfondita consente, mettendo a confronto i rituali che accompagnano la morte e la Rete, di rendere conto di una trasformazione profonda dell’idea della morte nella società contemporanea, definita sempre più spesso società dell’informazione e della comunicazione.

L’atteggiamento della società contemporanea nei confronti della morte non è immutabile e statico, ma complesso, stratificato e dinamico: da un lato reitera rituali tradizionali che assicurano certezze, dall’altro ricerca nuove forme che soddisfino mutate concezioni di sé. Internet esprime queste esigenze, ancorché in forme molteplici e contraddittorie, e mostra la possibilità di una idea diversa della morte secondo tre modalità prevalenti: il discorso sulla morte, la provocazione, e le strategie di immortalità che vedono nei cimiteri virtuali il fenomeno più esteso.

Innanzitutto la morte perde il proprio carattere di tabù: viene affrontata come un qualsiasi argomento, anzi, a giudicare dal numero di contatti, come un argomento di particolare interesse. Nel medesimo sito trovano spazio la pena di morte, l’eutanasia, le riflessioni teoriche, le diverse tradizioni locali, le chat e i forum che aiutano a elaborare il lutto: una rappresentazione della morte come fenomeno completo, non separato dal resto della socialità e non privatizzato.

La Rete offre poi moltissimi esempi di desacralizzazione: dal sito che «predice» la data esatta di morte, fino alla necrocam che filma i diversi stadi del processo di decomposizione. Queste provocazioni desacralizzano, esorcizzano e neutralizzano l’ineluttabilità e l’indicibilità più segreta della morte.

Infine i cimiteri virtuali: «luoghi» in cui, gratuitamente o dietro corresponsione di cifre modeste, chiunque può «iscrivere» un congiunto, corredando i dati con foto, narrazioni, necrologi, messaggi. I visitatori possono deporre fiori virtuali e dialogare tra loro. Scompare la scarsità dello spazio dei cimiteri reali: sono luoghi inesauribili, dove tutte le presenze sono sincroniche. Internet offre un’immagine dell’immortalità come immortalità addomesticata, a portata di mano: la memoria non è più solo privata, ma pubblica e privata al tempo stesso, una memoria collettiva, o — parafrasando De Kerckhove — connettiva. Tutto questo esprime una trasformazione della società contemporanea che non può passare inosservata.

Articolo pubblicato originariamente in Confini, maggio 2003, a firma di Fiorenza Gamba.

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