L’altro giardino
Società

L’altro giardino

1 Maggio 2008
3 min di lettura

Nell’ambito della progettualità e della costruzione cimiteriale si è fatta strada, negli ultimi anni, la proposta di nuove soluzioni collegate al processo di cremazione e alla commemorazione personalizzata, come le sale per i riti del Commiato e i Giardini della memoria. A differenza di quanto è avvenuto nel resto dell’Europa, dove la realizzazione di questi spazi ha una solida tradizione, in Italia ci troviamo di fronte a una situazione di passaggio, che fa avvertire il bisogno di riti per elaborare la perdita e di luoghi in cui accomiatarsi dai propri defunti. La cultura architettonica ha il compito, non facile, di formulare ipotesi comprensibili, che aiutino a far sì che la memoria del defunto continui a essere presente tra i vivi attraverso una sorta di scambio simbolico.

Il Giardino del ricordo è un luogo pubblico, pensato, progettato e realizzato per permettere, a chi lo desidera, il rito della dispersione delle ceneri all’interno del cimitero. Nella sua realizzazione è fondamentale il «percorso», inteso come spazio in grado di esprimere simbolicamente il concetto di limen, di confine: è necessario creare soste meditative in uno spazio complessivo e fluido. Entrare nel Giardino simboleggia l’ultimo atto rituale, la fine del viaggio; il tragitto non costituisce solo un’azione fisica, ma sottende un percorso interiore che permette ai dolenti di ricongiungersi con il mistero. La libertà di movimento dovrebbe essere «orientata» dagli elementi compositivi, in un susseguirsi di sequenze che creino percezioni contrastanti.

L’architettura della cremazione, nei diversi contesti nazionali, ha dato origine a linguaggi differenti: si pensi, in Spagna, al Tanatorio municipale di León degli architetti Jordi Badia e Josep Val, o, in Germania, al Nuovo Crematorio Baumschulenweg di Berlino di Axel Schultes e Charlotte Frank. In Italia meritano interesse il Tempio della Cremazione di Brescia, ideato dall’architetto Rinaldo Ciravolo, e il Giardino delle rimembranze presso la Certosa di Bologna. Il primo, attiguo al Cimitero di Sant’Eufemia, si confronta su scala urbana con la griglia ortogonale della cittadella cimiteriale e su scala territoriale con il colle della Maddalena; un alto muro di cinta accoglie il corteo lungo il viale d’accesso. Gli elementi compositivi preannunciano spazi e momenti diversi: il «Giardino della memoria», dove nove cipressi sollevati dal percorso rivolgono lo sguardo verso il cielo; la sosta del carro funebre su pietra lavica, che coincide con il primo distacco; il pronao definito da nove vele incernierate a bilico; la Sala del Commiato; un patio con una pianta di melograno che simboleggia il ciclo della vita; e infine il parco, dove un canale d’acqua accompagna verso il luogo di spargimento delle ceneri, in una cornice di melograni e allori che riunisce i quattro elementi fondamentali: fuoco, acqua, terra, aria.

L’altra architettura interessante è il «Giardino delle rimembranze» della Certosa di Bologna, situato nel perimetro triangolare che va dal cortile del Campo Posteriore al Campo Nuovo Sud: il fondo è un prato delimitato da siepi e cipressi; al centro, lo spazio per lo spargimento delle ceneri è rappresentato da un cerchio — forma geometrica pura, simbolo di perfezione, evoluzione e protezione — che racchiude un basso cumulo di sassi di fiume bagnati da gocce d’acqua, raggiungibile attraverso due brevi vialetti in lastre di pietra. Come si evince da questi due esempi, vi è disomogeneità nelle proposte, che suggerisce la necessità di avviare un confronto pubblico ampio, capace di dar voce anche alle esigenze di chi resta, sull’organizzazione spaziale, le forme simboliche, i materiali e gli elementi della natura che dovrebbero essere considerati componenti essenziali di questi spazi.

Articolo pubblicato originariamente in Confini, maggio 2008, a firma di Maria Angela Gelati.

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