L’associazionismo cremazionista e le sfide della modernità
Tanatologia

L’associazionismo cremazionista e le sfide della modernità

1 Gennaio 2006
3 min di lettura

Intervento del prof. Giovanni De Luna tenuto in occasione dell’Assemblea straordinaria della Socrem di Torino svoltasi il 19 ottobre 2005.

Quello che propongo è un duplice viaggio nel tempo, rispetto al presente e rispetto al passato, lungo il più che secolare cammino della nostra associazione. Ci sono marcate analogie tra il passato lontano in cui la Socrem nacque a Torino e il presente. Nel 1883, quando la Socrem fu fondata, tutto stava cambiando: la città, improvvisamente orfana del suo ruolo di capitale, si trovò ad affrontare quello che gli storici chiamano un cambio di paradigma, la necessità di dotarsi di una nuova vocazione economica, di una nuova classe dirigente, di nuovi valori culturali.

In quel fermento di rinnovamento nacque la Socrem: le biografie dei suoi pionieri restituiscono il profilo di élite politiche e professionali che, da vera classe dirigente, seppero essere più lungimiranti del senso comune dei loro tempi. Allora scegliere la cremazione fu un atto di totale consapevolezza, la testimonianza di una identità fortemente segnata da valori culturali e civili. Le minoranze cremazioniste furono le avanguardie di un movimento caratterizzato da una profonda identificazione con lo Stato liberale e il suo progetto laico, dalla fiducia nell’iniziativa dal basso e dall’adesione ai valori del positivismo.

Nella visione dei pionieri il ruolo delle istituzioni e quello del volontariato non erano separati o in opposizione, ma strettamente complementari. In questo senso, la collaborazione tra la Socrem e il Comune di Torino fu immediata e proficua. Oggi Torino vive una fase molto simile a quella vissuta alla fine dell’Ottocento: giunta alla svolta del millennio, è stata costretta dalla globalizzazione a confrontarsi con una delle più marcate discontinuità della sua storia, passando dall’unicità della grande fabbrica fordista alla molteplicità di nuovi comparti produttivi.

La Socrem è stata ovviamente coinvolta in questo cambiamento. Oggi a Torino la cremazione riguarda il 40% dei decessi e ha superato sia l’inumazione che la tumulazione. Quella che alla fine dell’Ottocento era il segno distintivo di una esigua minoranza è diventata una scelta maggioritaria. L’accento oggi va posto non tanto su una pionieristica opera di apostolato, quanto sulla natura di servizio pubblico che la cremazione è andata assumendo, da coniugare con una robusta riflessione culturale. In questo senso una delle novità più significative è stata l’istituzione di un «Rito del Commiato» per i funerali al Tempio Crematorio, attraverso il quale si è inteso dare un senso alla morte e accompagnare i sopravvissuti nel cammino dell’elaborazione del lutto.

Al «militante» ideologico del Novecento oggi si è sostituito il «volontario», che ha scelto di mettere al servizio degli altri la propria coscienza individuale. Negli apparati statali esiste ancora la maggior parte delle risorse economiche disponibili per fronteggiare i bisogni sociali; nel mondo dell’associazionismo è racchiuso il più cospicuo serbatoio di motivi ideali e di passioni civili. Metterli in comunicazione significa innescare un circuito virtuoso, un percorso che nella Socrem di Torino trova un esempio significativo. Tutte le Socrem italiane che effettuano il servizio pubblico di cremazione hanno concrete prospettive di continuare a svolgere questo loro ruolo nel prossimo futuro.

Articolo pubblicato originariamente in Confini, gennaio 2006, a firma di Giovanni De Luna.

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