L’autunno del desiderio
Anche le pulsioni amorose possono morire nonostante il post-femminismo e la libertà sessuale. Questa «morte» può provocare malessere profondo, sofferenze, rotture. Perché succede? Perché è un fenomeno in crescita? Come lo si supera? Lo spiegano la psicoanalista Jole Baldaro Verde e il sessuologo Willy Pasini.
La morte del desiderio, l’altra faccia dell’innamoramento. Cresce e si diffonde anche in tempi di postfemminismo e libertà sessuale. Crea malessere profondo, sofferenze, rotture. Perché succede? Perché è un fenomeno in crescita? Come lo si supera? Ne parliamo con la psicanalista Jole Baldaro Verde, docente di teoria della personalità all’Università di Genova, autrice di numerosi saggi tra cui «Illusioni d’amore: le motivazioni inconsce nella scelta del partner» (Cortina ed.). E con Willy Pasini, noto sessuologo che ha poco terminato la sua ultima fatica, un agile saggio «A che cosa serve la coppia» (Mondadori ed.): parla di lei e di lui, di crisi e di rinascite, di matrimoni e convivenza, di divorzi e separazioni, di sesso, di desiderio che cala o muore e che ritorna.
Jole Baldaro Verde, in «Illusioni d’amore» scrive un rapporto felice può deteriorarsi se non si condivide insieme e non si dividono interessi che diventano fondamentali: una risposta negativa apre inevitabilmente la porta al desiderio di un nuovo amore.
Ma c’è differenza nel modo di vivere e manifestare il desiderio tra donne e uomini?
«Ho sempre sostenuto che il desiderio sessuale è diverso tra una donna e un uomo: sembrano due parti della stessa mela, ma in realtà questo è vero solo nella partenza, poi prendono strade diverse e procedono per tappe differenziate. Per defemminilizzarsi e questo richiede alcune tappe differenziate. Nella femmina, invece, lo sviluppo è più lineare».
Quindi, è l’uomo a trovarsi più in difficoltà rispetto alla sessualità e quindi al desiderio?
«In un certo senso. L’identità della donna è più solida fin dai primi anni perché per definirsi non deve percorrere strade tortuose. Certo, anche la sua identità femminile richiede il suo distacco dalla madre, ma non è sempre facile.
«C’è chi cerca, per superare un rapporto in crisi, partner più giovani. Succede specie a chi si trova nella delicata mezza età, e coinvolge soprattutto uomini ma ora anche molte donne, come rivelano i dati sul numero crescente di separazioni e divorzi. Può essere questa la soluzione?
«Certo, l’affetto può durare tutta la vita quando un rapporto ripete quello tra madre e figlio, quando ci si prende cura dell’altro. Ma il desiderio è un’altra cosa, è legato ai sentimenti».
E non c’è qualche libro che possa servire a chiarire questa situazione confusa?
«Consiglierei «Donne che corrono coi lupi» di Clarissa Pinkola Estés».
Professor Pasini ci aiuti anche lei a capire. Da dove cominciamo?
«Non è detto che la terapia di coppia possa far riacquistare il desiderio. Occorre che si superino le cause che lo hanno spento. Il problema vero è che stiamo vivendo un momento di passaggio: si stanno modificando sia l’identità femminile sia quella maschile».
E dove approderemo?
«Non si sa, non è ancora così chiaro. Può darsi che ciò che sta succedendo sia una risposta della natura alla sovrappopolazione».
«Prima c’erano più problemi che io chiamo di «idraulica sessuale» (eiaculazione precoce, numero degli orgasmi…) ora vertono più sui disturbi legati al desiderio sessuale, all’identità. Sono due le spiegazioni. Una sociologica: dopo anni di troppa abbuffata vi è arrivati allo ormoni, una noia. Il desiderio ha bisogno di avere un limite. Come dire che la questione è complessa».
«L’uomo ha oggi maggiori difficoltà: c’è chi reagisce con la violenza (vedi stupri), con la rimozione, dandosi magari al tennis. L’altra spiegazione è più culturale. Prima la sessualità faceva parte dei rapporti di potere: se sei un uomo e hai tante donne sei un ganzo, mentre la donna con tanti uomini è considerata una putana. Poi il femminismo, la libertà sessuale femminile.
Ma non gradito da tutti…
«Non lo gradiscono quegli uomini che vivevano il potere come diritto e privilegio rispetto al sesso: è proprio il tipo di uomo andato in crisi».
Si può vivere senza desiderio sessuale, senza subire conseguenze negative?
«Nel mio lavoro vedo quindici aggravamenti affettivi e sessuali per superare situazioni di crisi».
Qualche esempio?
«Litigare senza distruggersi, saper sorprendere il partner, saper giocare e ricordare sempre che l’abitudine fa morire il desiderio».
In campo sessuale le variazioni sono molto grandi: dai voglie di sesso che devono farlo tutti i giorni a chi può farne a meno addirittura per anni e senza che si abbia quel «ingorgo energetico», come diceva Freud.
«Un’assenza che può essere colmata con altre espressioni di affettività. Per l’uomo resta comunque tutto più facile: nessuno si stupisce se un cinquantenne sta con una ventenne, mentre ancora suscita stupore e scandalo se avviene il contrario, una cinquantenne con un ventenne. Da un punto di vista biologico dovrebbe essere esattamente il contrario. È noto infatti che una donna in menopausa aumenta gli ormoni maschili e quindi la libido, ma non trova il coetaneo all’altezza (biologicamente parlando) di rispondere a questo bisogno. Eppure la cultura dominante è in senso opposto. Insomma c’è un «gap» tra natura e cultura. Ed è assurdo che l’accesso alla seduzione e al piacere sessuale sia monopolizzato dai giovani».
Articolo pubblicato originariamente in Confini, gennaio 1996, a firma di Stefanella Campana.