Le perdite e le risorse della famiglia
Recensione di Le perdite e le risorse della famiglia, a cura di Maurizio Andolfi e Antonello D’Elia (Raffaello Cortina Editore, Milano 2007, pp. 326, Euro 24,00).
Il libro rappresenta un buon excursus nella letteratura familiare sul tema della morte e delle perdite e si propone di affrontare quello che per alcuni autori rappresenta ancora l’ultimo tabù della terapia familiare: la morte. La cornice teorica pone particolare attenzione alla dimensione interpersonale e cerca di evidenziare gli effetti della perdita sul piano intra e intergenerazionale.
Antonello D’Elia sottolinea come la riflessione sul tema della perdita debba essere condotta su molteplici piani e pone l’accento sulla funzione psicologica dei riti, definendoli il «sistema terapeutico culturale più antico per affrontare le conseguenze della morte per i vivi». Viene posto l’accento su come oggi si tenda a scoraggiare le manifestazioni esteriori del lutto, al fine di evitare alla società e ai familiari l’emozione troppo intensa causata dalla presenza della morte nella vita.
Una serie di saggi analizza la necessità di sviluppare una sufficiente consapevolezza della relazione che lega ogni persona, quindi anche il terapeuta, con la morte e la vita. Vengono affrontati il tema della morte in adolescenza, l’esperienza con i malati terminali e con le famiglie di bambini affetti da tumore, e le situazioni di «lutto parziale», come il trauma cranico encefalico o il coma di un componente. L’efficacia degli interventi terapeutici appare riposta nella capacità di riconnettere la perdita subita alla vita dei membri della famiglia, iscrivendola in una storia.
Articolo pubblicato originariamente in Confini, settembre 2007, a firma di Barbara Ottaviani.