L’Editto di Saint-Cloud: un’introduzione
Emanato il 12 giugno 1804 (23 pratile dell’anno XII) dal palazzo di Saint-Cloud fuori Parigi, questo decreto napoleonico segna il culmine della lunga metamorfosi delle riforme settecentesche in materia di sepolture e costituirà, in Francia e in Italia, le fondamenta delle norme funerarie ottocentesche. Applicazione e perfezionamento della Déclaration Royale approvata nel 1776, il decreto continua ad affidare alle amministrazioni comunali la realizzazione e la gestione dei nuovi cimiteri che, chiusi da muri di almeno due metri, devono essere collocati a non meno di trentacinque metri dal centro abitato. Sottoposti all’autorità, polizia e sorveglianza del Municipio sono anche i cimiteri appartenenti ai privati e alle comunità religiose; il cimitero deve essere preferibilmente realizzato in terreni elevati, esposti a nord, senza che la presenza di piante impedisca la circolazione dell’aria.
Rispetto alla Déclaration, l’editto non solo rafforza il divieto di sepoltura all’interno degli edifici di culto come chiese, sinagoghe e templi, ma estende l’interdizione ai centri abitati nella loro globalità. Oltre all’obbligo di seppellire i corpi fuori dalle mura, il decreto contiene novità destinate a costituire alcuni elementi fondamentali delle moderne necropoli d’Occidente: in primo luogo l’introduzione delle fosse individuali e distinte per ogni cadavere, con misure e distanze precise. Fino a quel momento fosse comuni in terra e depositi collettivi in chiesa avevano caratterizzato per secoli la sepoltura. Lontano dal radicalismo egualitario di alcune riforme illuministiche, il decreto concede ai privati, se l’estensione del cimitero lo permette, di acquistare porzioni di terreno per erigervi una tomba, chiedendo in contropartita una donazione a favore dei poveri e degli ospedali e il versamento di una somma alle casse comunali. Viene però specificato che chiunque può collocare sulla tomba di un parente o di un amico una pietra sepolcrale o un altro segno distintivo, senza bisogno di autorizzazione: l’editto riconosce così il diritto alla distinzione, autorizzando una gerarchizzazione che porterà alla «statuomania» tipica dei cimiteri del XIX secolo.
Altro elemento importante è l’obbligo per i Comuni in cui si professano culti diversi di provvedere affinché ogni culto abbia un cimitero distinto o, nel caso vi sia una sola necropoli, una porzione specifica con un’entrata separata, di estensione proporzionata al numero dei cittadini di ogni culto. L’Editto di Saint-Cloud sarà applicato nel 1806 ai territori italiani sotto il dominio francese — anche se alcune città, come Bologna, avevano già provveduto in anticipo — e le norme del 1806 saranno perfezionate da una legge di Eugenio Napoleone nel 1811, che darà la possibilità alle comunità di onorare i propri concittadini illustri in un luogo apposito: il pantheon. Va ricordato però che alcune di queste norme impiegheranno decenni prima di essere applicate compiutamente: ancora per tutta la prima metà dell’Ottocento, nei cimiteri parigini, esistono le «fosse comuni» dove i cadaveri vengono impilati in colonne di sette in base all’ordine d’arrivo, finché un intervento legislativo del 1850 — come racconta il barone Haussmann — pose fine a quelli che lo stesso Prefetto della Senna definiva carnai umani indegni di una nazione che pretendeva di guidare la civilizzazione moderna.
Articolo pubblicato originariamente in Confini, maggio 2008, a firma di Gian Marco Vidor.