Lettere al Direttore
Pubblichiamo la lettera di Ines Mollar, socia della Socrem dal 1981. A proposito dell’eutanasia, la lettrice sposta lo sguardo: considerato che alla base di ogni ragionamento dovrebbe esserci la difesa della vita e il rispetto per la stessa, non vede poi lo stesso impegno, nella nostra società, nel sostegno alle vite che ci sono e che, pur non essendo quelle di malati terminali, sono molto faticose — gli anziani soli e senza mezzi, chi muore in attesa di ricovero o di cura, i bambini orfani negli istituti. Si chiede se non ci sia ipocrisia nella difesa della negazione di un diritto così fondamentale come il morire.
Nella risposta, la redazione concorda che la vita va difesa, promossa, aiutata quando c’è e dove c’è, e a maggior ragione se è indifesa e fragile: la lettrice ha ragione, si fanno troppe parole e troppo pochi fatti. Questo però non ci aiuta a decidere sulla morte nostra e degli altri. Non è in discussione il diritto del malato a rifiutare le cure, né va tollerata alcuna forma di accanimento terapeutico. Ma sull’eutanasia è importante riflettere e discutere, anche a costo di qualche parola di troppo: la posta in gioco è troppo alta.
Articolo pubblicato originariamente in Confini, maggio 2007, a firma di Redazione.