Lettere dal mondo della cremazione
Pubblichiamo una lettera della prof. Giuliana Rossacci Bastogi (Livorno), che interviene sull’editoriale e sui due articoli a firma di Marina Sozzi apparsi sul numero precedente. La lettrice esprime perplessità sull’idea di un Rito del Commiato laico affidato a un cerimoniere «estraneo»: per lei la cremazione equivale al rifiuto di ogni rito, e teme che l’operazione finisca col creare un «rito minore, di seconda categoria». Chiede soltanto che l’eventuale svolta della Socrem in tal senso sia facoltativa.
Nella risposta, la redazione rassicura la lettrice: nessuno le imporrà mai un rito che non desidera, il rituale è una proposta, un servizio, non un obbligo. Il cerimoniere si guarda bene dall’interferire nei rapporti familiari e si ritira in disparte ogni volta che percepisce che la famiglia desidera essere protagonista. Il Rito del Commiato è un rito «altro», non «minore» rispetto a quelli religiosi, perché è l’unico modo — per esperienza non solo italiana, ma anche europea — per permettere a tutti, credenti e non, di esprimere il cordoglio non nella solitudine dell’intimità, ma nella condivisione.
Articolo pubblicato originariamente in Confini, gennaio 2007, a firma di Redazione.