Letture: Antoine De Baecque, Serge Toubiana, «François Truffaut»
L’uscita ormai prossima dell’edizione italiana (che sarà pubblicata da Lindau nel prossimo autunno) offre l’occasione per parlare di questa monumentale e «definitiva» biografia del grande regista francese. Un regista che si impone alla nostra attenzione per più di un motivo: rifondatore del cinema francese ed europeo negli anni della Nouvelle Vague, intellettuale profondo e raffinato, a lui dobbiamo un film di straordinaria delicatezza e poesia, Jules e Jim, che per la prima volta presenta il processo completo di cremazione. D’altra parte, al momento della sua morte prematura, il 21 ottobre 1984, il corpo dello stesso Truffaut sarà cremato, su sua richiesta, presso il Crematorio del Père Lachaise, mentre le sue ceneri saranno sepolte nel cimitero di Montmartre.
La vita di Truffaut è ricostruita dagli autori nei suoi più minuti passaggi dal momento della nascita, avvenuta il 6 febbraio 1932 nella clandestinità. François trascorre i primi anni lontano dalla madre e dal patrigno, sentendosi sempre un intruso. Le sue sole consolazioni sono gli amici, i libri e il cinema. Nel 1948 fonda un cineclub, ma senza soldi; per pagare i debiti ruba una macchina da scrivere del padre, e l’episodio lo porta a un riformatorio. Da una deriva che sembra inarrestabile lo salva la psicologa del Centro, che lo mette in contatto con André Bazin, il critico cinematografico più in vista dell’epoca, che fa di François quasi un figlio adottivo.
Nel 1957, con l’uscita di Les Mistons, Truffaut diventa regista a pieno titolo; nel 1959, con I quattrocento colpi, rievoca la sua infanzia attraverso la figura di Antoine Doinel. Di qui le grandi battaglie per il rinnovamento del cinema francese e i film sempre più apprezzati: Jules e Jim, Fahrenheit 451, Effetto notte, La camera verde, L’ultimo metrò, fino agli anni della malattia e della morte, causata da un tumore al cervello. Il lavoro svolto da De Baecque e Toubiana, entrambi stretti collaboratori dei «Cahiers du Cinéma», è senz’altro ammirevole. L’unico motivo di insoddisfazione — ma il nostro punto di vista è naturalmente molto «viziato» — riguarda proprio la scelta cremazionista, che ci sarebbe piaciuto vedere approfondita e connessa con la militanza intellettuale del grande regista.
Articolo pubblicato originariamente in Confini, maggio 2000, a firma di Redazione.