Letture: Uberto Scarpelli, «Bioetica laica»
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Letture: Uberto Scarpelli, «Bioetica laica»

1 Maggio 1999
3 min di lettura

Il libro raccoglie i saggi più significativi pubblicati su varie riviste da Uberto Scarpelli, filosofo del diritto, impegnato tra i primi in Italia nel dibattito teorico intorno alla bioetica e nella migliore divulgazione dei suoi problemi e dei suoi risultati. Convinto che i problemi della bioetica siano diventati ormai problemi di tutti, come dimostra l’ampio spazio dedicato dai media ai temi della clonazione e della fecondazione assistita, Scarpelli cerca di chiarire quale sia il campo di merito della bioetica e quali i principi di una bioetica laica.

Dunque, cos’è la bioetica? «Bioetica è l’etica in quanto particolarmente relativa ai fenomeni della vita organica, del corpo, della generazione, dello sviluppo, maturità e vecchiaia, della salute, della malattia e della morte». I problemi relativi alla nascita, alla vita e alla morte si sono sviluppati con il progredire della biologia e della medicina e delle relative tecnologie, che hanno scardinato concezioni e certezze secolari. La bioetica è il più «moderno» degli ambiti dell’etica, quello che deriva dalla sempre maggiore pressione che la cultura esercita sulla natura.

Ma cos’è una bioetica laica? È una bioetica i cui principi non sono fondati sulla certezza di una verità assoluta, perché nel pensiero laico all’uomo non è dato conoscere al di là della sua ragione e della sua esperienza. Ciò non significa che il laicismo sia contro Dio, ma che i principi su cui si basa sarebbero validi etsi Deus non daretur, anche se Dio non esistesse. Nella complessità del multiculturalismo contemporaneo e nel riconoscimento della libertà individuale come struttura dell’esistenza, una bioetica laica che possa fungere da riferimento a un ordinamento giuridico collettivo può soltanto basarsi sul principio della tolleranza.

Scarpelli fa un esempio in cui si espone personalmente: l’eutanasia. Se la mia etica, dice, non si basa sulla credenza di un dio che solo può decidere della vita e della morte, né su un edonistico ed egoistico perseguimento della felicità a ogni costo, bensì sulla ricerca della «dignità» della vita, anche nella morte ho diritto a vedere rispettata la mia dignità. Spenta in me l’intelligenza, il sentimento e la fantasia, condannato il mio corpo e il mio spirito a una sofferenza senza rimedio, ho diritto a una morte dolce e dignitosa. A nessuno, però, può essere imposto di darmela contro la sua coscienza. Contro una interpretazione meramente relativistica del principio di tolleranza, Scarpelli precisa che un simile atteggiamento tollerante non è eticamente neutrale: il principio di tolleranza è esso stesso un principio etico, sostenuto da una scelta etica.

Segnalazioni. Tra i titoli segnalati nel numero: Roberta Maresci, Death Market. Tutto quello che non avreste voluto sapere sull’industria del caro estinto (Castelvecchi, Roma 1998), che ripercorre ironicamente le possibilità offerte dalla fiorente industria funebre nel mondo; Danièle Alexandre-Bidon, La Mort au Moyen Âge. XIIIe-XVe siècle (Hachette, Paris 1998), che conclude come il Medioevo sia stato una delle epoche in cui i vivi hanno maggiormente vissuto in simbiosi coi loro morti; Paolo Crepet e Francesco Florenzano, Il rifiuto di vivere. Anatomia del suicidio (Editori Riuniti, Roma 1998); e William E. Phipps, Cremation Concerns (Charles C. Thomas Publisher, Springfield, Illinois, 1998), che comprende il rito della cremazione da un punto di vista interdisciplinare e si conclude con un invito a pianificare il proprio funerale durante la vita.

Articolo pubblicato originariamente in Confini, maggio 1999, a firma di Ariella Beddini.

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