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1 Gennaio 1996 · di Redazione Confini Magazine
6 min di lettura

Uomini contro la morte — Luciano Sterpellone (Newton Compton 1995, pp. 207, L. 25.000)

La storia della medicina degli ultimi centocinquant’anni. L’autore descrive le battaglie combattute e vinte contro la morte, e il percorso che ha portato al miglioramento della qualità della vita, attraverso la narrazione delle vicende di quei personaggi che, con le loro scoperte, hanno cambiato il destino dell’Umanità. (Indice: Semmelweis: il medico che si lavava le mani; Jenner: un vaccino per James; Hahnemann: quando l’affetto cura la causa; Pasteur: rabbia, troppa e non troppa; Metchnikoff: cellule contro i batteri; Freud: i meandri dell’inconscio; Banting e C. Best: l’ormone delle isole; Fleming: la muffa che guarisce; Levi Montalcini: come i raggi del sole; Barnard: col cuore in mano; Taussig: la fata dei bimbi blu; Gallo e L. Montagnier: il virus della discordia; Edwards e P. Steptoe: bambini in provetta.)

La fisica dell’immortalità — Frank J. Tipler (Arnoldo Mondadori 1995, pp. 510, L. 39.000)

L’autore, studioso della relatività generale globale, propone il suo lavoro scientifico sulla teoria del Punto Omega. Ricorrendo a varie discipline, quali la cosmologia, la scienza dei calcolatori, la biologia evolutiva, la fisica delle particelle e la teoria dei giochi, definisce un modello matematico di Dio e dimostra come la fisica consenta la risurrezione di tutti gli esseri viventi.

Non morirai di questo male — Mauro Todisco (Sestante 1995, pp. 106, L. 18.000)

La storia della morte che ha scoperto una nuova terapia per la cura del cancro. Il dottor Mauro Todisco racconta la storia della sua frequentazione con questo scienziato di grande valore, il percorso scientifico dei suoi studi e le testimonianze di alcuni pazienti oggi vivi grazie alle sue cure.

Ai confini della vita — Vittorio Ravizza (Giunti 1995, pp. 210, L. 24.000)

Un viaggio attraverso luoghi in gran parte sconosciuti, gli ambienti estremi. Nell’era del progresso tecnologico, che ha permesso l’espansione umana oltre ogni limite, il ruolo dell’uomo in questi mondi affascinanti e vulnerabili, così importanti nell’equilibrio del nostro pianeta.

Il senso del tempo — Livio Bottani (Tirrenia Stampatori 1995, pp. 162, L. 22.000)

«La domanda su cosa sia il tempo dovette essere una delle prime questioni che si posero alla riflessione di una coscienza umana all’uomo occidentale.» Questo l’esordio del primo capitolo di «Il senso del tempo» in cui l’autore, professore di Estetica a Vercelli, a partire dalla mitologia greca, passando attraverso vari percorsi di ricerca, indaga il nesso tra il tempo e il suo «senso». (Indice: Il mito e l’inizio; L’inizio della filosofia e la questione del tempo; Il mito ed eternità tra poesia e filosofia; Il tempo, la memoria, il riscatto; Tempo, sapere della morte e richiesta di senso.)

Levar la mano su di sé — Jean Améry (Bollati Boringhieri 1990, pp. 124, L. 20.000)

Il titolo della sua vita e sulla propria morte. Améry nella prefazione di questo suo libro scrive: «Ho cercato di osservare la morte libera non dall’esterno, dal mondo dei vivi e dei morenti, ma dall’intimo di coloro che definisco aspiranti suicidi e suicidi.» Le sue considerazioni vanno al di là di una ricerca puramente oggettiva, e si può studiare il «suicidio senza conoscere l’uomo che liberamente cerca la morte». (Indice: Prima del salto; Quanto è naturale la morte?; Morire di propria mano; Appartenere a se stessi; Verso la libertà.)

Sonetti a Orfeo — Rainer Maria Rilke (Edizioni Studio Tesi 1995, pp. 277, L. 14.000), in «Poesie sparse»

Scritti dopo la prima guerra mondiale, i «Sonetti a Orfeo» si inseriscono nella stagione produttiva più feconda dell’attività letteraria di Rainer Maria Rilke. Al clima culturale dell’epoca («L’età delle macchine») sembra sfuggire il senso del Sacro. Rilke ripercorre quindi l’allegoria di Orfeo, le cui prerogative mitiche gli sono inferte come al di là del moderno Ade tecnologico e industriale: «La macchina minaccia ogni conquista, finché vibri nello spirito invece che obbedire (…). Nascono ancora leggere parole vicine all’Indicibile… E la musica sempre nuova innalza su pietre che più vibrano nello spazio inusabile del suo asilo animato dal Divino.» I Sonetti possono essere definiti, in una sola parola, un momento sepolcrale e, tuttavia, non soltanto questo. Sono dedicati alla memoria di una danzatrice morta precocemente, Wera Ouckama Knoop; una Euridice reale, creatura che non viene dalla mitologia ma, anzi, entra nel mito attraverso i sonetti, che ne esaltano la danza (un frutifero «albero nato dal movimento») e che ne celebrano la morte: «Lo dormì il mondo. Come l’hai tu compiuta/che non desideri prima esser desta,/o Dio del canto? Nacque e entrò nel sonno. Ma insieme alla celebrazione della morte e al canto del dolore per la caducità umana, nei sonetti vi è anche la gioia della contemplazione, mistica e artistica, in cui la morte è sublime in poesia-musica dell’ultrasensibile. Il poeta dall’«esile lira» cerca, pur con la sua fragilità umana, di farsi tutt’uno con il Dio, e nella poesia, che è in intimità con i morti in quanto luogo del Profondo, si perde in una dimensione nella quale la contrapposizione vita-morte non trova più consistenza. «L’Orfeo di Rilke, che appartiene al regno dei vivi e a quello dei morti, rappresenta, dunque, la capacità di travalicare i confini dall’uno all’altro regno, e l’addio diventa l’ingresso in uno spazio felice, e la realtà si fa eterna. «Chi come fonte sgorga, lo fa suo la Conoscenza/e lo guida estasiato all’opera serena/cui l’inizio è una fine, spesso, e la fine inizio./Ogni felice spazio che percorriamo attoniti/è figlio del distacco. E, dacché si sente allora,/Dafne brama vuole che tu in vento ti muti.»

Lo strangolatore — Manuel Vásquez Montalbán (Frassinelli 1995, pp. 235, L. 26.500)

Un singolare, grottesco e provocatorio romanzo, ispirato alla storia vera dello strangolatore di Boston. Montalbán lascia al personaggio il compito di raccontare in prima persona i suoi delitti. Lui, lo strangolatore, mentre la storia si snoda e sulla propria morte, impregna aghi che poi infila nella cuffietta per uccidere a distanza, parla delle sue efferate manifestazioni di follia (ma assai propria follia?) con tranquilla e sconcertante lucidità. Rinchiuso in manicomio, DeSalvo — questo il nome dell’assassino — è circondato da ossessionati e ossessivi «guaritori dello spirito», psichiatri e psicanalisti alla ricerca di una classificazione, di una spiegazione. DeSalvo si lascia andare ai suoi ricordi d’infanzia, coi abbandoni e passioni costantemente deluse, e alle minuziose descrizioni dei suoi omicidi, ma non si fa ridurre ad oggetto di studio e con feroce ironia sfugge alla loro ridicola serietà.

Filosofia della medicina — H.R. Wulff, S.A. Pedersen, R. Rosenberg (Raffaello Cortina Editore 1995, pp. 267, L. 39.000)

Questo libro introduce al dibattito sui valori medici: non è possibile curare i malati ed essere terapeuti senza tenere conto delle profonde implicazioni dell’arte medica. Gli autori mostrano come gli strumenti concettuali delle filosofie permettano di affrontare le sfide che, a livello etico e conoscitivo, emergono dall’esercizio della medicina. (Indice: Il paradigma della medicina; Empirismo e realismo: un problema filosofico; Il modello meccanico; La classificazione delle malattie: uno strumento indispensabile; L’approccio naturalistico alla psichiatria; Medicina e sociologia; Psicanalisi: scienza naturale ed ermeneutica; L’etica medica come disciplina filosofica; La mente e il corpo.)

Articolo pubblicato originariamente in Confini, gennaio 1996, a firma di Gisella Gramaglia (a cura di).

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