L’ultimo sguardo
Per quanto si sia continuamente sforzato, mai il cinema ha realizzato la sua più intima e vera aspirazione. Anzi, vi è caduto dentro e si è perso. Paradossalmente, si può dire che è andato più in là dei suoi stessi intenti: il cinema è meglio della vita, le si è sostituito, ne è lo specchio esemplare. Ogni film imita l’esistenza, la simula, la fa «veramente» rivivere, ma non è la vita.
C’è da chiedersi cosa sia quell’insondabile nulla che inchioda il cinema al suo amaro destino. Per essere vero, al cinema manca la morte, quella vera, la morte come cessazione dell’esistere. Questa «piccola differenza», rispetto alla vita, è così consistente che la morte è l’unico e reale interdetto che il cinema rispetti. In cento anni della sua storia, il cinema ha violato tutti i confini, ha filmato tutto: eppure nessun cineasta ha avuto l’ardire di filmare un vero decesso. La vista è insostenibile e lo sguardo della visione si è fatto cieco.
La morte al cinema è sempre un discorso alterno alla morte: il suo pericolo, il suo scandalo, la sua impudicizia, il suo terrore, la sua ingiustizia. È un elemento di scrittura: ha il valore di un punto, funziona come fine o inizio di un capitolo. I western, i polizieschi, i noir hanno fatto della morte il momento cruciale, il punto di svolta, la resa dei conti. In un altro ambito si pensi all’impatto della morte di Anna Magnani in Roma città aperta, o alla morte dei diseredati nel cinema novo brasiliano.
Il cinema degli effetti speciali ha aperto un nuovo capitolo: ha sovvertito l’atteggiamento verso la morte. La morte è diventata un gioco, non esiste più, non si muore mai. Si muore e si rinasce: Halloween, True Lies. Sono decessi da cartoni animati. Si è sconfitta la morte ma se ne è perso il rispetto. Il cinema è al suo punto di morte. Una nuova partenza?
La rassegna «L’ultimo sguardo. La morte al cinema tra testimonianza e ricordo» si terrà al cinema Massimo, Sala Tre, dal 13 ottobre al 17 dicembre 1998. Sarà inaugurata martedì 13 ottobre dalla presentazione dei volumi sulla storia della cremazione e dalla proiezione di Jules e Jim di François Truffaut. Seguiranno, ogni giovedì, opere di Derek Jarman, Warren Beatty e Buck Henry, Pier Paolo Pasolini, Federico Fellini, John Huston, Sidney Lumet, Wim Wenders e Nicholas Ray, Jaco Van Dormael e Krzysztof Kieślowski. [Il programma completo, con le schede dei singoli film, è riportato nel numero; per i Soci dell’Associazione Pagliani l’ingresso è gratuito.]
Articolo pubblicato originariamente in Confini, settembre 1998, a firma di Carlo Scarrone.