New York, il giorno dopo
«Mamma, papà è morto?» Il bambino l’ha chiesto proprio al Burger King. «Sì, Aidan, papà è morto», ha risposto sua madre, Marian Fontana, che deve dire la cruda verità sul marito. Il papà è caduto nelle rovine del World Trade Center mentre cercava di salvare vite umane, ed è morto facendo qualcosa di buono. Il bimbo riflette per un attimo: «Sei una bugiarda» afferma con decisione «papà non è morto».
Mentre il figlio pensa a una festa di benvenuto a casa, sua madre progetta un funerale. La lotta tra negazione e accettazione occupa le vite dei sopravvissuti a Dave Fontana, uno dei dodici vigili del fuoco della 1ª Squadra di Park Slope, Brooklyn, morti nell’attacco alle Twin Towers. Una lotta che si combatte nel bimbo malinconico di cinque anni e nella vedova, donna concreta e dal cuore infranto, e che riecheggia anche fra gli amici più stretti, come Sean Cummings, un collega sopravvissuto che si sente in colpa.
Coloro che volevano bene a Dave Fontana cercano di affrontare la vita, ciascuno a modo proprio. Suo figlio Aidan parla di una festa che non avrà mai luogo; sua moglie Marian prepara un funerale senza il corpo del marito; il suo amico Sean lava il pavimento della sede dei pompieri, incapace di restare inattivo. Quando gli uomini della 1ª Squadra parlano di quel giorno, i loro occhi si perdono in lontananza.
Molti pompieri avevano chiesto ai colleghi di lavorare per loro quel giorno. Marian aveva chiesto al marito di fare il turno di notte, così da poter stare insieme per il loro anniversario. Cummings preferisce lavorare tra le macerie che trovarsi di fronte alla signora Fontana: con un po’ di fortuna, dice, le porterà il corpo di Dave, o un elmetto, o un brandello della sua uniforme, qualcosa che lei possa andare a trovare la domenica pomeriggio.
«Dicevamo sempre, usciamo insieme» ricorda Cummings. «Non è mai successo, e ora purtroppo non accadrà più.» La signora Fontana, oppressa da mille pensieri, si preoccupa per Sean. Ha annullato il suo monologo comico previsto per gennaio: «So che Dave mi avrebbe detto di andare avanti e farlo, ma non credo che riuscirei a ridere».
Dave Fontana era diplomato in scultura, teneva lezioni di yoga, leggeva per i bambini alla Public School 321, dove lo chiamavano «il signor Mami». Era l’unico pompiere della sede che viveva nelle vicinanze, ed era popolare: il tipo di uomo che gli altri vorrebbero essere. Faceva il pompiere perché pensava di poter essere d’aiuto agli altri.
Era una magnifica giornata l’11 settembre, quando terminò il turno di notte. Chiamò sua moglie e le disse che si sarebbero incontrati alle nove per visitare un museo e festeggiare. Poi arrivò la chiamata: cinque allarmi. Quell’ora si sarebbe dimostrata particolarmente letale, con la sovrapposizione di due gruppi di pompieri nel cambio di turno. Undici uomini si ammassarono su due camion e si precipitarono a Manhattan.
«Un mucchio di ragazzi da queste parti pensa: sarebbe potuto toccare a me» dice Cummings, che avrebbe dovuto essere al lavoro ma aveva chiesto un cambio di turno per via di sua madre. «Ma non serve pensarlo.» È rimasto tre settimane intere sul mucchio di macerie. E Marian Fontana pone a se stessa la medesima domanda. L’odore del marito sulle lenzuola la rende triste; il vino lenisce la tristezza, ma poi viene il mattino, e il lato destro del letto continua a essere vuoto.
Articolo pubblicato originariamente in Confini, gennaio 2002, a firma di Charlie LeDuff (traduzione di M. Sozzi).